Ho letto con molto interesse l’articolo che Alessio Di Domizio ha pubblicato qualche giorno fa su Appunti Digitali.
Parlando dell’ingresso in scena di Google (un colosso da svariati miliardi di dollari) nel mercato degli smartphone – in qualità di produttore – si metteva in risalto la particolarità dell’operazione, legata a un modello di business del tutto inedito.
Un modello di business legato piuttosto alla compenetrazione fra smartphone (hw+sw+app) e pubblicità tramite esso fruita. Su questa catena di valore Google, con l’acquisizione di AdMob prima, e la creazione di un telefono Android brandizzato poi, vuole mantenere un saldo presidio.
D’altronde è chiaro che il mercato dei prossimi anni sarà quello mobile. Un mercato già oggi affollato di servizi ancora giovani e immaturi, ma caratterizzato da una base di utenti che cresce a ritmi molto più sostenuti del resto dell’ecosistema.
La pubblicità segue le persone, si manifesta lì dove queste vivono, conversano, si incontrano, e prendono decisioni. Anche d’acquisto. Ecco che la pubblicità nel settore mobile diventerà sempre più importante e Google – pioniere in molti settori – non poteva certo mancare.
Ricordiamo pure che in questa direzione si stanno ormai muovendo anche altri operatori, Apple in testa.
Facendolo a modo suo, ovvero mostrando tutta la sua forza nel creare e nel distribuire nuovi concetti e quindi nuovi prodotti. Nexus One è il primo di questi. E siamo certi, come anche Alessio Di Domizio ricorda nel suo articolo, che One sarà solo il primo di una lunga serie di dispositivi.