Cos’è Google AdWords e a cosa serve

Chi lavora all’interno del mondo del Web Marketing ha sicuramente avuto a che fare numerose volte con Google AdWords. Fa infatti parte di molte strategie sviluppate dai consulenti SEM e SEA, con lo scopo di migliorare il posizionamento di un sito sui motori di ricerca. Questo è l’obiettivo degli specialisti del settore, i quali adottano diverse tecniche a seconda delle necessità e delle richieste dei clienti stessi. Google AdWords rappresenta in questo caso un ottimo mezzo per essere competitivi sul web ed ottenere ottimi risultati.

Ma che cos’è Google Adwords?

Google Adwords è la piattaforma pubblicitaria appartenente a Google. Si tratta di un servizio online di advertising che permette di inserire spazi pubblicitari all’interno delle varie pagine di ricerca di Google stesso.

Gli annunci inseriti vengono visualizzati sopra i risultati di ricerca non a pagamento (o nella colonna sulla destra) e sono selezionati da un algoritmo che tiene in considerazione le parole chiave cercate dall’utente che svolge la ricerca stessa. In questo modo, gli annunci mostrati sono pertinenti allo scopo dell’utente.

La promozione avviene dunque attraverso il posizionamento non organico, quindi sugli spazi che Google ritaglia sulla pagina.

Anche gli altri motori di ricerca possiedono piattaforme simili, ma è Google a dominare nel mondo il settore del Search Marketing. La maggior parte degli utenti passa infatti da Google; quindi, per chi possiede un e-commerce o un sito web e vuole pubblicizzare i propri servizi, è ormai fondamentale sfruttare in modo adeguato Google AdWords e cercare di restare competitivi all’interno di un mercato tanto affollato.

Google AdWords e le keywords 

Le keywords (o parole chiave) sono fondamentali per dare vita ad una campagna pubblicitaria su Google AdWords.

Come per il posizionamento organico, anche gli annunci devono essere muniti di parola chiava e ottimizzati.

I clienti di AdWords devono essere in grado di individuare un gruppo di parole chiave che rimandino alla loro attività. Fatto questo, devono offrire per esse una certa cifra. Il trucco sta nell’individuare un gruppo di keywords efficaci ma non troppo contese, in modo tale da non dover spendere esagerate somme di denaro per superare le grandi attività che già hanno pagato per la stessa keyword.

Per questo le aziende che vogliono investire in campagne AdWords si affidano a specialisti. Per dare vita ad una campagna efficace è necessario svolgere numerosi studi sul mercato e più prove sul campo.

Google AdWords e il Pay per Click

Google AdWords funziona con un sistema che prende il nome di Pay per Click (PPC).

Ogni click che viene effettuato da parte di un utente sull’annuncio pubblicitario fa sì che Google scali dal budget giornaliero la somma prestabilita, fino a quando il budget non si esaurisce. È quindi necessario decidere in precedenza il budget giornaliero e il prezzo che, come azienda, si è disposti a pagare a Google per ogni click.

Per evitare di spendere cifre enormi, è importante creare delle campagne che siano in grado di massimizzare il rapporto spesa/click.

Qual è la giusta campagna AdWords?

Gli inserzionisti possono scegliere fra due tipi diversi di campagna a pagamento:

  1.  Rete di ricerca: annunci che compaiono sulla pagina dei risultati di Google.   
  2. Rete display: annunci o banner che gli utenti visualizzano sui siti internet che offrono appositamente spazi pubblicitari.

Per scegliere la giusta campagna AdWords è importante capire ed analizzare il target di utenti che gli inserzionisti vogliono raggiungere.

Rete di ricerca

Gli annunci sponsorizzati compaiono quando l’utente effettua su Google una ricerca in funzione di una parola chiave. Questi annunci sono sullo stile dei risultati che compaiono al momento della ricerca stessa e vengono mostrati agli utenti sulla base di più fattori, tra cui il budget che l’inserzionista decide di investire e la pertinenza dell’annuncio stesso con le keywords ricercate.

Le inserzioni compaiono in alto e sulla destra della pagina di ricerca e si differenziano dai risultati organici, identificandosi come risultati sponsorizzati, grazie ad una label.

Si tratta di annunci di tipo testuale. L’inserzionista può inserire il titolo, la descrizione e l’URL.

Possono poi essere aggiunte estensioni per rendere l’annuncio più interessante.

Rete display

Gli annunci possono essere sponsorizzati su canali appositi offerti dai publicher, ovvero da chi aderisce ad AdWords offrendo spazi sul proprio sito, social network o app per la visualizzazione di annunci pubblicitari. I publisher ricevono in cambio una percentuale di guadagno a seguito di click sull’annuncio.

Questa rete dà anche la possibilità di utilizzare annunci multimediali (banner e video), oltre agli annunci testuali.

Devono, come gli altri, essere pertinenti con la keyword ricercata e con l’argomento trattato. Compaiono in funzione dei target a cui ci si vuole rivolgere, sulla base anche dei dati demografici degli utenti.

Una delle campagne display più efficaci è quella di remarketing. Questa consente di mostrare gli annunci agli utenti che già hanno visitato il sito o l’app dell’inserzionista. Si raggiungono così utenti più propensi all’acquisto, “inseguendoli” nelle loro successive operazioni sul web.

Privacy e sicurezza su Google AdWords 

Le inserzioni su Google AdWords devono ovviamente seguire regole e restrizioni su privacy e trasparenza. Gli utenti devono infatti essere in grado di poter riconoscere facilmente qual è il servizio o il prodotto offerto da un annuncio e il suo inserzionista.

È bene aver chiaro anche che non si può pubblicizzare qualsiasi tipo di prodotto o servizio. Sono vietati annunci riguardanti armi, alcool, tabacchi e sesso. Sono esclusi anche gli argomenti che riguardano oggetti o attività non legali. Vi sono poi alcune limitazioni che variano a seconda della Nazione in cui l’inserzionista desidera pubblicare il proprio annuncio.

Fare blogging: la strategia essenziale, dal piano editoriale alla promozione dei post

Chi non ha mai pensato “Che cosa ci vuole a gestire un blog? Basta solo iniziare a pubblicare post e articoli, il resto poi viene da sé.”? Eppure non è così. Non c’è affermazione più sbagliata quando si parla di fare blogging.

Non è infatti vero che gestire un blog è un gioco da ragazzi. Ed è soprattutto sbagliato pensare che basti solamente pubblicare post su post, senza alcun tipo di strategia.

Partiamo dal principio: cosa significa fare blogging?

La comunicazione è la base di tutto.

Fare blogging significa infatti comunicare e imparare a farlo con le parole, riuscendo quindi a trasmettere il giusto messaggio alle giuste persone e nel giusto momento. Significa essere razionali, senza però lasciare da parte l’immaginazione e la creatività. Sono questi infatti gli ingredienti da unire per cercare di condividere dei contenuti interessanti e di indirizzarli ad un pubblico ben preciso. Il tutto, senza dimenticare il proprio stile e il proprio punto di vista.

Una volta creato il proprio sito web, scelti i propri obiettivi ed individuato il pubblico di riferimento, è fondamentale capire che quantità non è sinonimo di qualità. I contenuti non devono essere necessariamente tanti, ma devono essere interessanti.

Fare blogging vuol dire anche conquistare i lettori e instaurare con loro un dialogo; conquistare la loro fiducia e costudirla, cercando di essere presenti e costanti.

Ma non dimentichiamo che alla base vi è anche un obiettivo di business ben preciso, che necessita quindi di piani e strategie.

Vi sono domande a cui è necessario saper rispondere prima di poter dare vita ad una seria ed interessante attività di blogging.

Quali sono gli argomenti di cui si vuole parlare?

Come si pensa di organizzare la pubblicazione dei vari contenuti?

Chi sono i tuoi lettori?

Per prima cosa è importante capire qual è il target di riferimento. Chi sono i nostri lettori?

Sicuramente la strategia cambia se si ha a che fare con adolescenti di quindici anni o con uomini di mezza età. Questo semplicemente perché gli interessi sono diversi, così come i bisogni, i desideri e le curiosità.

Chi scrive deve tenere presente il tipo di lettore che ha di fronte. L’obiettivo è quello di portare chi legge a non abbandonare la pagina e, nel migliore dei casi, a compiere esattamente ciò che il blogger desidera.

Stimolare la curiosità, trasmettere emozioni e sollecitare l’interesse non è sempre semplice, ma è l’unico modo per garantirsi una presenza costante sulla propria pagina.

Per alimentare la presenza dei lettori, è bene anche stabilire una relazione con loro. Interagire in modo costante, presentando il blog come un terreno fertile per il dialogo e il confronto. Invitare a rispondere a delle domande e ad offrire consigli o suggerimenti sancisce il passaggio da utenti passivi ad utenti attivi, permettendo la loro partecipazione e alimentando la loro fiducia nei confronti del blog stesso e di chi lo gestisce.

Pianificare i contenuti: cos’è una campagna di content marketing?

Quando si parla di campagne di content marketing si fa riferimento a piani che comprendono le varie strategie e gli elementi necessari per gestire e promuovere al meglio i propri contenuti e le proprie risorse.

La parte più impegnativa riguarda la pubblicazione stessa degli articoli.

Alla base troviamo la pianificazione della pubblicazione di un certo numero di articoli e l’identificazione di un certo ritmo editoriale.

Il ritmo editoriale si sceglie solitamente sulla base della lunghezza degli articoli da pubblicare. È sconsigliato, infatti, pubblicare con troppa frequenza articoli estremamente lunghi. Dipende anche dai contenuti degli articoli stessi.

Dopo aver organizzato il calendario editoriale, è importante pianificare anche i post per i social media. Condividere i contenuti del blog non è banale, ma anzi permette di raggiungere un numero di utenti sempre più altro e di far conoscere il proprio lavoro.

Una buona campagna di content marketing prevede anche una chiara Call to Action. Si tratta dell’invito rivolto ai lettori ad iscriversi al blog e alla mailing list. Può essere sotto forma di testo, di slogan, di pulsante o di immagine e viene inserito alla fine di ogni articolo. Porterà così gli utenti direttamente alla pagina dedicata all’iscrizione. Deve però essere accattivante ed offrire al lettore un certo tipo di incentivo, altrimenti non sarà semplice conquistarlo e portarlo ad iscriversi alla lista.

A quale scopo i lettori dovrebbero iscriversi se non viene offerto loro qualcosa di esclusivo? Non è facile riuscire ad individuare subito ciò che potrebbe attirare maggiormente la loro attenzione e partecipazione. Il trucco sta nel proporre contenuti e risorse che non riuscirebbero a trovare altrove.

Mai sottovalutare la fase di editing

La fase di editing è fondamentale, in quanto consiste nel modo in cui si sceglie di strutturare il proprio post: paragrafi, sottoparagafi, utilizzo di grassetti o corsivi, inserimento di spazi bianchi e di immagini. Tutto questo ha grande importanza perché detta il ritmo della lettura, agevolando la comprensione del contenuto e invogliando il lettore stesso a proseguire.

Inoltre, molti accorgimenti sono necessari per l’ottimizzazione e il posizionamento del blog sui motori di ricerca.

La promozione parte dalla SEO

Non basta saper dare vita a contenuti grandiosi, se poi questi non vengono promossi nel modo giusto. Dare visibilità al proprio blog è necessario e dipende dal lavoro di specialisti.

La SEO dà la possibilità di aumentare il traffico organico sul sito, assicurandogli un buon posto sulle pagine di Google. L’ottimizzazione ha come base le keywords. È necessario quindi comprendere come gli utenti utilizzano la rete per cercare il prodotto in questione. Lavorando sui contenuti testuali e multimediali delle pagine del blog sarà possibile garantire un buon posizionamento. Ovviamente affidandosi a degli esperti del settore.

Una strategia è per sempre?

È bene ricordare che, una volta individuata la propria strategia, non significa che questa sia valida per sempre.

Fare blogging comporta una costante attenzione verso il mondo che cambia. Tutto muta costantemente, portando a modificare anche gli interessi e le priorità delle persone. È importante quindi rimanere aggiornati ed essere pronti a cambiare, ad adattarsi e a migliorarsi.

I fondamenti del search marketing: differenza tra SEM SEO e SEA

Quando si parla di Web Marketing, è impossibile evitare di parlare anche di SEM, SEO e SEA. Sono infatti ciò che sta alla base di tutto quello che riguarda questo mondo e non si può pensare di poterne entrare a far parte senza conoscerne i fondamenti.

Le strategie di marketing sul web si stanno sempre più affinando e migliorando, grazie a tecniche efficaci e a specialisti del settore. È impensabile, oggi, cercare di gestire il proprio e-commerce o la propria pagina web senza il prezioso aiuto di figure professionali che hanno a che fare quotidianamente con SEM, SEO e SEA.

Acronimi e differenze

  •  SEM: Search Engine Marketing
  •  SEO: Search Engine Optimization
  •  SEA: Search Engine Advertising

Dal Web Marketing parte un ramo che prende il nome di Search Engine Marketing (o più semplicemente Search Marketing), il quale si applica ai motori di ricerca. Comprende quindi le attività volte a generare traffico verso un determinato sito web. Semplificando, lo scopo è quello di portare al sito, attraverso i motori di ricerca, il maggior numero di visitatori possibile interessati a ciò che il sito stesso propone.

Si tratta del SEM.

Il SEM è indispensabile per portare il tuo sito in prima posizione

Applicare il Web Marketing ai motori di ricerca è fondamentale per portare il proprio sito in prima posizione, mettendolo in risalto.

Il SEM comprende tecniche e strategie mirate ad ottenere proprio questo risultato.

Le attività effettuate dal consulente SEM, ovvero dal professionista del settore, si focalizzano sui fattori di posizionamento off-site. Sono elementi esterni al sito da posizionare, ma che su di esso hanno effetto diretto.

Si occupa di pianificare e gestire campagne Pay per click (campagne pubblicitarie a pagamento), di posizionamento organico, di attuare strategie di link building e di analizzare, grazie a specifici strumenti, se le azioni intraprese hanno o meno ritorno.

SEO e SEA sono parte del SEM.

SEO: Ottimizzazione per i motori di ricerca

Con il termine SEO si va ad indicare l’insieme delle operazioni che hanno lo scopo di far aumentare le visite sul sito sul quale il consulente SEO opera, a partire dai vari motori di ricerca (come ad esempio Google). Queste operazioni prevedono l’ottimizzazione del codice sorgente della pagina web e, allo stesso tempo, l’ottimizzazione dei contenuti della pagina stessa. Tutto ciò permette di rendere il sito più adatto ai canoni della ricerca e lo aiuta ad acquisire posizioni migliori sui motori di ricerca stessi.

Le tecniche di ottimizzazione SEO si dividono in on-page e off-page. Le prime sono attività svolte direttamente sul sito da ottimizzare, mentre le altre sono svolte al di fuori del sito internet.

La SEO on-page comprende principalmente:

  •  Tecniche di incorporamento delle keywords (parole chiave principali) all’interno della pagina web.
  •  Articoli di blog con contenuti di qualità e pagine ottimizzate.
  •  Formattazione dell’URL della pagina.

La SEO off-page comprende invece:

  • • Creazione di una rete di backlink.
  • • Creazione di contenuti di qualità.
  • • Condivisione dei contenuti.

Le operazioni tecniche vengono effettuate sia sul codice HTML che sui contenuti delle pagine web del sito, ma anche sulla rete ipertestuale del dominio Web presente negli archivi dei motori di ricerca. Fondamentali sono le parole chiave da voler posizionare.

Tra tutte queste attività, si distinguono l’ottimizzazione della struttura del sito e degli url, dell’accessibilità delle informazioni da parte di spider e crawler dei motori di ricerca, del codice sorgente, dei link, delle immagini, dei contenuti e dei backlink.

Il SEO si distingue dal SEM, in quanto il suo obiettivo primario è quello di posizionare il sito nelle SERP organiche, ovvero nelle pagine dei risultati del motore di ricerca. Il SEM, invece, comprende anche le attività di posizionamento negli spazi allocati per risultati Pay per click.
Quindi, mentre gli effetti del Pay per click sono istantanei, le attività SEO sono legate a risultati nel lungo periodo.

SEA e Google Adwords

Con il termine SEA si vanno ad indicare tutte quelle attività di gestione di campagne di link a pagamento su siti e portali che consentono maggiormente di raggiungere il target d’impresa.

Sono solitamente tecniche utilizzate per ottimizzare le proprie campagne pubblicitarie realizzate con Google Adwords.

Google Adwords è la piattaforma Google che permette di creare campagne di link sponsorizzati.

Il SEA si differenzia notevolmente dal SEO, in quanto consiste in un pagamento diretto al motore di ricerca per poter comparire nei suoi risultati. È quindi un’attività di promozione a pagamento attraverso i motori di ricerca e gli strumenti di pubblicità che essi stessi offrono. Il SEO, invece, non fa uso di campagne pubblicitarie e di Google Adwords, ma il suo scopo è un posizionamento organico.

Come per il SEO, anche per il SEM le keywords sono fondamentali. La parola chiave scelta viene ovviamente inserita all’interno dell’annuncio, il quale deve essere ottimizzato.

Sono le tecniche SEO le basi di un buon lavoro SEA.

Lavoro di squadra

È importante tenere presente SEM, SEO e SEA non sono tecniche che lavorano in modo indipendente. Sono infatti parte di un’unica grande strategia di Web Marketing.

Il posizionamento dei siti web è diventato fondamentale per poter emergere in rete. E la rete è ormai uno dei migliori mezzi per far conoscere la propria azienda e per vendere i propri servizi e i propri prodotti. Per questo vi sono agenzie e specialisti in campo SEM, SEO e SEA che lavorano insieme per fornire consulenze e servizi di questo genere.

Il fenomeno YouTube: come diventare uno YouTuber di successo

Tra le piattaforme web più in voga al momento, troviamo sicuramente YouTube. Utilizzato per guardare video musicali o divertenti, notizie, tutorial, puntate di show, telefilm o addirittura film, è diventato nel corso degli anni sempre più presente nella quotidianità delle persone, affermandosi come un fedele compagno nella vita di tutti i giorni.

Nato nel 2005, sta vivendo proprio adesso il suo periodo d’oro. Si tratta infatti del sito web più visitato al mondo, subito dopo Google.

Oltre a permettere a chiunque di visualizzare video, dà anche la possibilità a tutti di caricare i propri contenuti. È proprio questo che, soprattutto negli ultimi anni, ha dato il giusto l’input a migliaia di persone che, nel loro piccolo, ritengono di avere qualcosa da dire. Così sono nati gli YouTubers.

Che cos’è uno YouTuber?

Con questo termine ci riferiamo a tutti coloro che producono contenuti creativi e originali per la piattaforma di YouTube. Chi è nato nell’era digitale conosce benissimo l’argomento e sicuramente è in grado di elencare numerosi nomi o canali di successo. Perché è proprio di successo che stiamo parlando. Gli YouTubers hanno successo, soprattutto all’interno del mondo dei più giovani. Alla pari di artisti, cantanti o attori, vengono seguiti assiduamente dai propri fan e godono di un’elevata popolarità.

È così che un piccolo hobby può anche diventare un lavoro a tempo pieno, permettendo a questi personaggi di ottenere profitti grazie a ciò che caricano sui propri canali YouTube.

Il primo in Italia a trasformare la sua passione per i video in un lavoro è stato Guglielmo Scilla, conosciuto in rete come Willwoosh. Ha aperto il suo canale YouTube nel 2009 ed oggi ha più di 735.000 iscritti. Grazie alla fama ottenuta sul web, è oggi anche attore, scrittore e conduttore radiofonico.

Come ignorare poi Clio Zammatteo? Apre il suo canale ClioMakeUp nel 2008, solo per condividere la sua passione e le sue conoscenze sul mondo del make-up. Ad oggi, il suo è uno dei canali più seguiti in Italia e conta oltre 1 milione di iscritti. Questo le ha poi permesso di ottenere il proprio programma televisivo su Real Time e di collaborare con importanti brand.

Ma come si raggiunge l’Olimpo su YouTube?

Tutti questi personaggi riescono ad entrare nella vita quotidiana di milioni di persone, più precisamente di adolescenti. Perché? Ciò che può stupire è l’affetto e la connessione che gli utenti sentono nei confronti degli YouTubers. Questi riescono infatti a instaurare un rapporto diretto con i propri seguaci, parlando il loro stesso linguaggio e condividendo i loro stessi argomenti e interessi. Si va a creare una relazione in cui i giovani vedono in queste figure degli amici e, passando il proprio tempo guardando i loro video, si sentono compresi e parte di una stessa grande famiglia.

Quello che conta maggiormente è quindi la capacità di creare una connessione con il proprio pubblico. I primi YouTubers facevano i video nella propria stanza, parlando di fronte ad una webcam. Anche oggi, nonostante le evoluzioni tecnologiche, cercano di mantenere questo importante senso di intimità che li avvicina maggiormente a chi li segue.

Essere se stessi conta, ma non basta!

Per essere vicini al pubblico, è necessario essere genuini. Saper rimanere se stessi è la chiave per avvicinare sempre più persone. Ovviamente la semplicità deve abbinarsi ad una grande dose di creatività, inventiva e fantasia. Vi sono oggi talmente tante scelte su YouTube che non sarà facile affermarsi senza avere qualche cosa di nuovo da dire. O, almeno, nuovi modi per dire le cose.

Uno YouTuber deve rimanere al passo con i tempi. È importante caricare sempre nuovi contenuti e, soprattutto, caricare contenuti di valore. Mantenere un dialogo costante con i propri followers è fondamentale; le loro aspettative non devono essere deluse. Ci vogliono quindi inventiva, curiosità e una continua voglia di mettersi in gioco.

Tutto dovrebbe partire da una passione autentica. Per arrivare al cuore e alla testa del pubblico è importante, prima di tutto, saperci mettere il proprio cuore e la propria testa.

Il successo si lega però anche alla professionalità. La qualità dei video e della loro post-produzione non sono sicuramente fattori da sottovalutare. Le star del web studiano i loro video prima di girarli e montarli, si preparano scalette, schemi, punti da seguire. Non basta quindi avere qualcosa da dire, ma è necessario trovare il giusto modo per dirlo e comunicarlo al proprio pubblico, arrivando a coinvolgerlo completamente e spingendolo a legarsi sempre di più al canale.

Da un hobby ad un lavoro a tempo pieno: fare lo YouTuber paga?

Lo svedese Felix Kjellberg, meglio conosciuto come PewDiePie, conta quasi 60 milioni di iscritti sul suo canale YouTube ed ha guadagnato, ad oggi, più di 15 milioni di dollari. Quindi , fare lo YouTuber paga. Ma non sempre e, soprattutto, non sempre così tanto. Lui è infatti il più famoso al mondo ed ha lavorato con passione dal 2010, creando video basati sui suoi commenti e reazioni a videogiochi a cui gioca.

Come può un hobby come questo diventare un vero lavoro? Si parla di programmi di partnership. Diventando partner di YouTube, la piattaforma si presenta come una vera e propria fonte di guadagno: chi ottiene grandi numeri di visualizzazioni caricando contenuti originali ha la possibilità di guadagnare denaro attraverso le inserzioni pubblicitarie. Per essere accettati nel programma, occorre quindi avere un discreto numero di views, caricare tanti video sul canale ed evitare di compiere infrazioni relative al copyright o al regolamento interno di YouTube stesso.

Da un video possono poi nascere collaborazioni esterne che incrementano la visibilità della persona e portano altre fonti di guadagno. La visibilità aumenta anche grazie ad un uso attento dei social network, i quali si dimostrano indispensabili per pubblicizzare il proprio lavoro.

È quindi YouTube il futuro di chi aspira al successo?

Più che di futuro, possiamo già parlare di presente. Chi vuole farsi conoscere e mettere in mostra la propria abilità, conoscenza e creatività si rivolge ormai principalmente al pubblico di YouTube.

Gli YouTubers sono i nuovi idoli dei giovani. Solitamente sconosciuti agli adulti, si avvicinano al mondo dei millennials che, fondamentalmente, è il mondo di cui anche loro fanno parte. E, si sa, è questo il mondo del futuro.

Perché inserire Instagram in una strategia di Web Marketing? Come gestire al meglio un account Instagram e far aumentare i follower della tua pagina aziendale

Chi ama scattare foto non può fare a meno di Instagram. Uno dei social network più utilizzati al momento e, sicuramente, quello perfetto per condividere le proprie immagini in rete.

Nato nel 2010, è stato acquistato da Facebook nel 2012. È oggi il terzo social più usato (dopo Facebook e YouTube) e conta più di 700 milioni di utenti attivi mensilmente. Negli anni è cresciuto e si è evoluto, aggiornandosi per diventare sempre più performante.

Principalmente viene utilizzato dai più giovani: l’età prevalente varia dai 19 ai 24 anni. Gli utenti scattano e caricano le proprie foto, applicando filtri, aggiungendo hashtag e descrizioni e condividendo in questo modo le loro esperienze giornaliere. Instagram è stato infatti ideato per condividere il momento, proprio come indica il nome stesso.

Ma non si tratta più di comunicare in rete solo ciò che ci sta accadendo o le esperienze che stiamo vivendo.

Instagram può diventare infatti anche un componente essenziale all’interno di una buona strategia di Web Marketing. Come ogni altro social, anche questo si dimostra utile ed efficace se utilizzato in modo astuto, pratico e corretto.

Ogni tipo di azienda può trovare in Instagram uno strumento per aumentare il proprio pubblico e, di conseguenza, le proprie entrate. L’engagement su Instagram è infatti nettamente più alto rispetto a Facebook o Twitter. Questo significa quindi che il coinvolgimento e le interazioni sono maggiori. Gli utenti di Instagram sono molto più propensi a mettere like, commentare e condividere i contenuti dei brand rispetto a ciò che accade sugli altri social. Fattore essenziale per la vostra strategia.

Perché un’azienda dovrebbe scegliere di essere presente su Instagram?

Instagram è estremamente efficace per quanto riguarda la comunicazione visiva. E si sa, alle persone arriva prima un certo tipo di contenuto se presentato con un’immagine piuttosto che con un testo. Le immagini sono dirette e più coinvolgenti e, spesso, riescono ad esprimere meglio ciò che si vuole cercare di comunicare.

L’azienda ottiene sicuramente maggiore visibilità, in quanto, come già detto, sempre più utenti fanno uso abituale di questo social network. La sfida sta nel saper comunicare in modo efficace con le immagini; essere in grado di arrivare al consumatore e di spingerlo a seguire il proprio profilo non è immediato, ma è il frutto di un’importante e studiata strategia, diversa per ogni azienda.

Si instaura, più di quanto possa accadere sugli altri social, un rapporto diretto con i consumatori. Oltre a seguire ed apprezzare le immagini pubblicate dall’azienda, gli utenti spesso pubblicano a loro volta foto che vanno a pubblicizzare i prodotti dell’azienda stessa. Questo perché chi è iscritto su Instagram ama condividere la propria quotidianità e rendere i propri seguaci partecipi di tutto ciò che lo riguarda. Un buon prodotto o un buon servizio possono quindi trovare su questo social un alto grado di promozione pubblicitaria da parte dei clienti stessi.

Ci sono strategie per gestire al meglio la pagina aziendale?

Sicuramente , ma non tutte valide o adatte per ogni tipo di azienda. Gli utenti devono essere stimolati in base ai servizi e ai prodotti che vengono loro offerti.

Ciò che sta alla base di una buona strategia è un buon piano editoriale. Programmare i post e i loro contenuti diventa fondamentale per poter gestire al meglio la propria pagina e per riuscire a monitorare gli sviluppi e la risposta degli utenti.

Il piano editoriale permette anche di coordinare correttamente la pubblicazione dei contenuti. Per sfruttare al meglio questo strumento, un’azienda non può certamente pubblicare le proprie immagini in modo incostante o casuale. La qualità può anche essere altissima, ma non basta. È importante guardare ai volumi: se l’obiettivo è raggiungere un elevato numero di follower, è importante postare con continuità e regolarità.

L’hashtag è il vostro nuovo migliore amico

Gli hashtag sono una componente essenziale se lo scopo è quello di arrivare al maggior numero di utenti possibile. Sono infatti strumenti di ricerca che gli utenti usano per trovare i topic di maggiore interesse. Inserirli nella descrizione del proprio post permette di essere trovati da chi ancora non segue la pagina. Danno visibilità e incrementano il numero di interazioni, aiutando quindi anche l’azienda ad aumentare i follower.

Per poter scegliere quelli più adatti, è necessario concentrarsi sia sulla loro popolarità che sulla loro rilevanza e attinenza al brand o prodotto da pubblicizzare.

Se un’azienda si occupa di cosmesi, non potrà certo inserire tra i propri hashtag #cat, #kitty o #loveanimals. Sono sicuramente parole molto cliccate, ma non hanno niente a che fare con il brand di riferimento.

Più follower per tutti

Piacere a tutti è impossibile. Sia nella vita, che sui social. Come fare allora per tentare di raggiungere il maggior numero di utenti possibile?

Aumentare i propri follower non è immediato. È importante definire con chiarezza e precisione il proprio target di riferimento. A chi sono destinati principalmente i valori o i prodotti promossi dall’azienda? Una volta stabilito questo, sarà opportuno muoversi di conseguenza e adattare le proprie pubblicazioni e i propri contenuti al pubblico che ne usufruirà.

Contenuti coerenti con grafiche riconoscibili. Gli utenti devono poter individuare subito il prodotto, ma devono anche riuscire ad apprezzare il valore estetico delle immagini.

Fondamentale è l’interazione con i follower. Non essere passivi, ma attivi. Gli utenti di Instagram, come già detto, sono molto più attivi rispetto a quelli degli altri social network. Le aziende devono riuscire a fare lo stesso.

Non è assolutamente banale rispondere ai commenti o mostrare di apprezzare ciò che i follower pensano a proposito dell’azienda e dei suoi prodotti. È importante il legame con gli utenti, i quali possono diventare futuri clienti.

Si possono organizzare contest o possono essere proposti hashtag inediti da far utilizzare ai propri follower. In questo modo la visibilità aumenta e gli utenti si sentono partecipi e spinti a rimanere legati alla pagina e all’azienda stessa.

La comunicazione è tutto. Insieme alla chiarezza, alla creatività e ad una buona organizzazione, è la chiave per dare ad Instagram una grande possibilità nel mondo del Web Marketing.

La pubblicità su Facebook funziona?

Per numeri di utenti e diffusione è certamente il primo dei social network. Parliamo naturalmente di Facebook. E non c’è dubbio che si tratti ormai di un ottimo alleato nella strategia di digital marketing anche per le aziende di piccole le dimensioni.

Facebook permette di entrare in contatto con parte del proprio pubblico abituale, e intercettare nuovi potenziali clienti.

Le possibilità offerte dalla piattaforma in ambito pubblicitario si suddividono sostanzialmente in tre macrocategorie:

  • promozione della pagina, per aumentare l’audience della pagina;
  • promozione dei contenuti, per aumentare la visibilità dei singoli post;
  • promozione di risorse esterne alla piattaforma, per portare traffico “fuori” da Facebook o di form per generare nuovi contatti.

L’algoritmo di Facebook rappresenta un ostacolo spesso difficile da superare per la nostra pagina. Raccontare la propria azienda e i propri prodotti su Facebook non è facile. Essenzialmente – per non farla molto lunga – solo una piccola percentuale dei nostri fan (intorno al 10-20%) veda comparire i contenuti di una pagina nel proprio news feed.
Si capisce subito che fatica occorra fare per far visualizzare i nostri contenuti a un numero discreto di fan. Accumulare una fanbase sufficientemente numerosa è quindi uno dei primi obiettivi alla base della nostra strategia.
Usando le Storie Sponsorizzate – che non sono altro che inserzioni create con lo scopo di far crescere la fanbase di una pagina – riusciremo a incentivare il Like (e non solo) mediante una leva “sociale”: mostrano infatti ad un utente che un proprio amico è già fan di un determinato brand, invitando a fare lo stesso.

Facebook non è una piattaforma di  e-commerce. Gli utenti – nonostante tutto quello che vi è stato detto da commerciali e web agency – non vanno su Facebook per acquistare prodotti. L’obiettivo primario degli utenti su Facebook è conversare.  La conseguenza di questo fatto è che su Facebook è necessario un approccio informale.

Post Sponsorizzati

L’aspetto più importante di ogni buona fan page, i nostri contenuti avranno il compito di raccontare il prodotto/servizio che vogliamo promuovere.
Utilizzeremo i Promoted Post: una volta raggiunti i 400 fan (ma a volta anche meno), vedremo comparire l’opzione “Promuovi” sotto ad ogni aggiornamento pubblicato e non più vecchio di 3 giorni. Attivando la funzionalità, potremo decidere quante visualizzazioni “comprare” per il nostro post, e pagare di conseguenza (circa 4€ ogni 2mila fan – e amici dei fan – raggiunti). In questo modo forzeremo l’algoritmo di Facebook permettendo al nostro aggiornamento di essere visualizzato da una percentuale significativamente maggiore di fan rispetto al normale.
Ovviamente, vi consigliamo di evitare in assoluto il Fai da te. Per sfruttare al meglio questa opportunità, bisognerà scegliere con accuratezza il contenuto da promuovere: un’immagine incisiva, con una buona frase (uno sconto, un invito ad approfondire, una call to action), e una ottima parte testuale lunga anche solo un paio di righe. E’ possibile naturalmente inserire un link a una pagina fuori da Facebook dedicata al prodotto/servizio in questione.

Quali KPI usare per Facebook?

Il sentiment senz’altro (numero di citazioni positive sul totale delle citazioni), la resolution rate (risoluzione di problematiche / domande fatte sul sociale anziché per altro canale) e la Share of Voice (menzioni brand/menzioni totali).

Più segmentate, più ottenete: Facebook è più performante e a basso costo – rispetto a Google Adwords (in alcuni settori) – perché avete la possibilità di segmentare le campagne pubblicitarie. Più i vostri utenti sono profilati, più il vostro budget sarà ben speso.

Il B2B. La possibilità di targetizzare per “attività” o per “Utenti che lavorano in una specifica azienda” ha dato la possibilità di pianificare campagne specifiche indirizzate ad un pubblico business.

Quindi la pubblicità su Facebook funziona?

Naturalmente la risposta può essere una sola: dipende. Obiettivi, risorse, timing e target del vostro progetto sono variabili fondamentali per la buona riuscita o meno di una campagna su Facebook. Così come l’execution. L’improvvisazione, la scarsa profilazione ed il timing errato possono trasformare Facebook in un enorme buco nero dove vedrete cadere un’ingente quantità di denaro. Perso per sempre.

7 step per progettare il restyling del tuo sito web

Vuoi fare un restyling al tuo sito? Vuoi rinnovare la tua presenza sul web.?Ottimo. Non c’è nulla di meglio. A patto che tu sappia che un’operazione di restyling può essere un grande successo o un flop totale!

Potrebbe anche essere un impegno lungo e noioso, e questo è il motivo per cui non dovresti intraprendere alcuna iniziativa in tal senso senza avere ben chiaro all’inizio vision e problemi da risolvere. Più chiare saranno le idee all’inizio, meglio affronterai – con partner e fornitori – il restyling del sito web aziendale, rendendo l’intero processo più agevole e rapido.

Ecco perché la guida che pubblichiamo qui nel nostro sito potrebbe essere utile a molti, magari solo per chiarire meglio le idee e organizzare in ogni dettaglio il flusso di lavoro.

Quando parliamo di restyling, possiamo individuare sette step: strategia, pianificazione, design, realizzazione, ottimizzazione, lancio e analisi. Tutti e 7 gli step indicati sono importanti, ma nessuno è più importanti del primo di questi: è infatti in questa prima fase – a monte dell’intero progetto web – che mettiamo le basi per un restyling di successo.

Step 1: Analizza le Metriche Attuali

Prima di pianificare il restyling, prendi nota delle performance principali del sito. Inizia con l’analisi dell’esistente. Sarà un’utile documento storico su cui basare anche le scelte future:

  • Numero di visite/visitatori/visitatori unici (media mensile)
  • Bounce rate (media mensile)
  • Tempo di permanenza nel sito (media mensile)
  • Top Keywords (in termini di rank, traffico, e generazione di contatti/lead)
  • Numero di inbound link
  • Numero totale di nuovi contatti (per mese)
  • Numero totale di vendite generate (per mese, per esempio nel caso di e-commerce)
  • Numero totale di pagine indicizzate
  • Numero totale di pagine che ricevono traffico

Monitorare tutti questi dati (e molti altri) è molto semplice. Se già non lo fate, sarà sufficiente inserire nelle pagine del sito un codice di tracciamento (per esempio, Google Analytics, strumento completo e gratuito) per cominciare a ricevere decine e decine di informazioni utilissime.

Step 2: Determina gli obiettivi del restyling

Insomma, prima di ogni altra cosa devi avere ben chiare in mente le motivazioni che ti hanno spinto a pensare un restyling. Quali sono le ragioni per cui vuoi mettere mano realmente al sito web aziendale?

Molte risposte in questi casi sono davvero illuminanti: “il mio competitor ha appena fatto un restyling” oppure “è da un po’ che non aggiorniamo il sito“. Queste ragioni – o altre simili – non sono abbastanza buone.

Ricorda: il restyling di un sito non è legato all’aspetto estetico (o almeno non solo), piuttosto al come lavora. Quindi comunica gli obiettivi a tutto il team, ai designer o all’ agenzia che esegue il lavoro. Considera alcuni di questi obiettivi (metriche) per il sito web e sulla base di questi chiedi azioni concrete:

  • Incremento del numero di visite/visitatori
  • Riduzione del bounce rate
  • Incremento del tempo di permanenza nel sito
  • Aumento dell’autorevolezza del dominio
  • Incremento del numero di nuovi lead/contatti
  • Incremento del totale delle vendite generate
  • Migliorare l’attuale SEO ranking per le keyword più importanti

Molte di queste metriche sono legate alle altre. Per esempio, per generare più conversioni, avete bisogno senz’altro di aumentare il traffico, diminuendo magari il bounce rate.

Step 3: Definisci il brand

Hai un’idea chiara e cristallina della unique value proposition? Hai reso questa in maniera forte in ogni pagina, paragrafo, parola o immagine del sito?

Ogni nuovo visitatore deve immediatamente capire quello che fai, come o fai e perché dovrebbe scegliere la tua azienda e non a un competitor.

Nella fase di sviluppo dei messaggi aziendali, usaun linguaggio chiaro e conciso. Abbandona l’aziendalese, o altri linguaggi artificiali e densi di vocabili privi di senso. Essere un’azienda leader del vostro settore, giovane e dinamica non serve più. O quantomeno non vi farà distinguere dalle migliaia di aziende leader, giovani e dinamiche sparse per il mondo.

Step 4: Individua i buyer

Il sito non è solo sulla tua azienda. Quando un utente naviga all’interno del sito si pone costantemente una domanda: “Cosa c’è qui dentro per me? Come possono essermi utili queste informazioni?“. Con il restyling devi rispondere a queste domande, usando il linguaggio dell’utente stesso, organizzando al meglio i contenuti e il design attorno a bisogni ben precisi. Un buyer è la persona che è la manifestazione teorica del cliente ideale.

Esempio: sei il marketing manager di un hotel alla ricerca di nuove occasioni di business.  Puoi identificare 5 differenti tipologie di buyer: un viaggiatore d’affari indipendente, un manager aziendale, un organizzatore di eventi, una famiglia che prepara un viaggio, o una coppia che pianifica il proprio ricevimento di nozze.

Identificare chiaramente i buyer ti da l’occasione di progettare l’intero sito attorno agli interessi degli utenti che per voi hanno più valore.

Step 5: Lavora al posizionamento dei contenuti nei motori di ricerca

Essere trovati online è essenziale per migliorare le metriche del sito. Se nessuno visita il tuo sito, in che modo pensate di aumentare i contatti generati, le vendite o in generale le conversioni? Ecco alcuni consigli da tenere bene a mente in tema di SEO:

Prendi nota delle pagine di valore.

Usa la web analytics per individuare quali pagine ricevono più traffico e link in ingresso, convertono maggiormente e coprono gli argomenti più importanti nel tuo settore. Se stai pianificando lo spostamente di una o più di queste pagine devi essere sicuro di create un corretto redirect 301.

Create una strategia 301.

Restiamo in tema di redirect 301: si tratta di uno strumento fondamentale per limitare – in caso di restyling – i danni e non perdere valore in termini di traffico e link per una data pagina. Crea un documento in cui appunti tutte le pagine che stai modificando, indicando per ciascuna l’URL vecchio e quello nuovo. Questo documento sarà importantissimo per chi dovrà poi implementare le modifiche.

Ricerca delle keyword.

Per ogni pagina del nuovo sito, sceglie una keyword o argomento intorno al quale saranno sviluppati i contenuti della pagina.  Prendi anche in considerazione – quando necessario – l’ipotesi di aggiungere nuovi contenuti o pagine al vostro sito web.

Step 6: Analisi dei competitor

Nonostante non raccomandiamo in nessun caso di controllare in maniera ossessiva i competitor, questa fase può essere davvero molto utile.

Dai un’occhiata ai siti dei competitor, e prendi nota di ciò che ti piace e di ciò che non ti piace. Non significa che devi copiare, ma otterrai senz’altro un risultato finale migliore. Condotta l’analisi, metti tutto insieme in una lista di azioni, indicando le aree da migliorare e tutto quello che puoi realizzare per differenziarti dai concorrenti.

Step 7: P Asset ad alte performance

Il restyling è un ottimo modo per cercare di migliorare le performance del sito, eppure ci sono un innumerevole numero di modi per danneggiare notevolmente gli asset precedenti. Alcuni di questi potrebbero essere:

  • Contenuti più condivisi o visti
  • Pagine ad alto traffico
  • Migliori Keyword e Pagine
  • Numero di link in ingresso per ciascuna pagina

Per esempio, rimuovendo una pagina dal sito web, una pagina che aveva accumulato un notevole numero di link in ingresso, potenzialmente potreste perdere un bel po’ di autorevolezza sulle SERP (lato SEO), il che potrebbe senz’altro rendere la vita difficile nel  lungo percorso della visibilità sui motori di ricerca. Tieni ben presente che molti web designer non considerano questo step semplicemente perché non sono dei marketer o dei seo specialist. Non esitare, quindi, a ricordare al team di non saltare questo step, magari preparando una lista delle pagine critiche del sito che volete mantenere o aggiornare, ma certamente non cancellare!

Consulenza SEO a cosa serve?

La Search Engine Optimization (SEO) è senza dubbio l’attività più importante quando parliamo di web. La SEO è alla base del successo – o al contrario dell’insuccesso – del progetto di promozione online della vostra azienda o marchio.

SEO è l’acronico inglese di ottimizzazione per i motori di ricerca. Attraverso questa attività è possibile ottenere migliori posizionamenti fra i risultati che vengono chiamati organici naturali, per contrapporli ai risultati a pagamento, chiamati anche paid ads, che sono gestiti (e acquistati) tramite campagne SEM o PPC.

SEO e ADV

La componente di SEO non viene misurata da alcuna stima degli investimenti pubblicitari online perché non si tratta di un “budget media” che viene stanziato. Tutto quello che rientra sotto la voce “Search” è quasi esclusivamente rappresentato da Google Adwords perché somma solo gli investimenti in paid search sui canali sponsorizzati.

I motori di ricerca, per loro stessa natura, possono inviare traffico ai siti in modo gratuito e apparentemente “automatico”. Chi progetta e realizza siti deve preoccuparsi di rendere le pagine e i contenuti pubblicati all’interno del vostro sito aziendale comprensibili anche ai software (i cosiddetti “spider”) che i motori inviano per navigarli.

Il traffico proveniente dal posizionamento organico può essere davvero molto alto.

Una ricerca statunitense del 2015 ci dice che circa il 92% dei click degli utenti sono intercettati dai risultati naturali (SEO) a fronte (solo) di un 8% raccolto dai link sponsorizzati (SEM).

Per questo è fondamentale rivolgersi ad esperti nella gestione di progetti di SEO articolati, su piattaforme complesse in grado di gestire la consulenza SEO per l’ottimizzazione complessiva di qualsiasi sito web di qualsiasi dimensione o progetti di eCommerce dei più disparati settori.

Approccio alla SEO

Ogni agenzia ha un suo approccio peculiare alla Search Optimization, principalmente legato alle esperienze che è riuscita a maturare nel tempo e alla filosofia che ha scelto di fare sua.

Condividere con il cliente gli obiettivi di marketing e comunicazione e fornire supporto forte e competente all’IT, interno o esterno che sia, per la corretta implementazione di quanto progettato è un’attività condivisa da tutti i professionisti del settore.

Architettura dell’informazione a scopo SEO

Il punto di partenza: come organizzare le (tante) informazioni presenti in un sito con lo scopo di comunicare – anche a Google – cosa sia realmente importante. Fra tutte le pagine pubblicate in un sito si distinguono informazioni più importanti, parole chiave che meglio identificano le attività, i prodotti/servizi e di conseguenza il desiderio che determinati contenuti vengano raggiunti più facilmente e di frequente. Non è strategico posizionarsi tout court fra i risultati di Google.

Bisogna chiedersi:

Quale pagina viene trovata per una ricerca che mi interessa?
È proprio quella che vorrei mostrare per prima a un nuovo potenziale cliente?

Rispetto dell’etica e dell’ecologia della Rete (e delle policy di Google)

Tutte le soluzioni SEO devono essere pensate e realizzate in accordo con le policy di Google unite a un più generale rispetto dell’etica della comunicazione che si declina anche in Rete con modalità peculiari che è necessario rispettare. Anche l’aspetto ecologico va al di là della metafora: lotta allo spam e alla ridondanza di informazioni inutili e, in generale, riduzione degli sprechi.