Fare soldi aprendo un ecommerce

Aprire un ecommerce: una grande potenzialità, il nuovo lavoro del millennio su internet

Possedere una propria attività imprenditoriale dove vendere la merce può essere gratificante ma aprire ecommerce può riservare anche maggiori soddisfazioni. Divenuto molto comune nel mondo del commercio, un ecommerce è un negozio online in cui è possibile vendere dei prodotti senza disporre di un locale commerciale ma spedendo direttamente gli acquisti ai clienti.

La vendita è solamente una minima parte di questo servizio che comprende anche transazioni finanziarie, gestione ed organizzazione delle vendite, marketing e pubblicità e praticità nel lavorare con i contenuti web. Far soldi aprendo un ecommerce non è affatto un obiettivo realizzabile in breve tempo, ma con impegno e costanza, accumulando sempre più visitatori, la visibilità aumenterà ampliando il bacino di potenziali acquirenti.

Quali conoscenze bisogna avere per avviare un ecommerce

Prima di aprire un sito ecommerce dove vendere i propri prodotti, per riuscire a creare una piattaforma utile a guadagnare del denaro bisogna possedere alcune conoscenze determinanti nella scrittura web e nella gestione dei contenuti nel migliore dei modi.

Se non si possiedono nozioni sufficienti nella programmazione di un sito internet, è preferibile rivolgersi a dei professionisti che possono organizzare l’ecommerce secondo le esigenze del titolare e dei servizi offerti. Questo può essere uno svantaggio poiché richiede un capitale iniziale maggiore, tuttavia la certezza di ottenere uno spazio online ben definito e pronto all’uso vale la spesa.

Il primo passo nel mondo degli ecommerce

Non si può far soldi aprendo un ecommerce senza possedere prima un dominio e uno spazio web dove creare il proprio sito di vendite. Questo è forse il primo vero investimento e, in certe occasioni, la spesa è molto contenuta in base alle potenzialità del servizio scelto.

All’interno dello spazio web bisogna installare un CMS, content management system, ovvero un software che permette la gestione del sito con tutti i suoi contenuti, dalla scrittura all’impaginazione, dall’architettura alla gestione delle abilitazioni.

Quando si inizia a guadagnare con un ecommerce

Per iniziare a fare soldi con un ecommerce non bisogna accelerare i tempi ma lavorare con costanza e pazienza in attesa dei primi risultati. Ovviamente all’inizio è fondamentale garantire visibilità al proprio sito, per questa ragione bisogna investire molto sul marketing e sulla pubblicità in modo da diffondere il più possibile la conoscenza della propria nuova piattaforma per le vendite.

L’obiettivo è raccogliere molti potenziali clienti che, anche senza acquistare, visitino il sito cliccando tra i contenuti. Maggiori saranno i visitatori, maggiori saranno i potenziali clienti e lentamente l’ecommerce comincerà ad acquisire rilevanza nel web. Puoi approfondire metodi per generare soldi con il mondo dell’ecomerce su comefaresoldicon.info

I trucchi per far fruttare il proprio ecommerce

Non esistono delle soluzioni pratiche e rapide per guadagnare soldi aprendo un ecommerce in modo facile, ma è possibile adottare alcuni suggerimenti per creare un sito interessante e funzionale. In primis, è indispensabile utilizzare la propria conoscenza nei contenuti web acquistando libri, leggendo guide ed osservando ecommerce di successo come il colosso delle vendite Amazon.

Bisogna, inoltre, essere determinati e non stancarsi mai una volta intrapreso il progetto, infatti anche una semplice pausa o il ritardo costante negli aggiornamenti può minare il lavoro svolto impedendo di aumentare le vendite e, di conseguenza, abbassando i profitti.

Per portare più potenziali clienti a visitare il proprio sito web, è fondamentale garantire un’ampia visibilità soprattutto utilizzando i social network come una pagina Facebook o Twitter, un canale YouTube, un profilo Instagram e un blog dedicato, per esempio. La pubblicità è impegnativa e richiede uno sforzo costante ma il risultato è pressoché istantaneo.

Per fare soldi creando un ecommerce è impensabile trattare i clienti come semplici numeri, non va dimenticato che si entra in contatto, seppur virtualmente, con persone che vanno trattate con cortesia e gentilezza al pari di un cliente che entra in un negozio. I visitatori devono sentirsi accolti e guidati nella ricerca di ciò di cui hanno bisogno.

Attenzione alla burocrazia anche nell’ecommerce

Come nel mondo reale, non si possono fare soldi aprendo un ecommerce se non si è in regola con la burocrazia. Per questo, prima bisogna provvedere a:

  • istituire una nuova società presso un notaio;
  • aprire una partita IVA;
  • registrarsi presso la Camera di Commercio;
  • presentare la SCIA al proprio Comune;
  • rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per fornire tutte le informazioni sulla nuova piattaforma.

In questa fase è preferibile farsi aiutare dal proprio commercialista che saprà indicare la migliore strada da seguire per evitare spiacevoli inconvenienti.

Pro e contro del lavorare da casa

Lavorare da casa: un’opportunità non sempre brillante che ha i suoi vantaggi e svantaggi

Il poter eseguire la mansione lavorativa all’interno della propria abitazione è sicuramente un’opportunità da non lasciarsi sfuggire per molti aspetti. I pro e i contro del lavorare a casa possono mettere in luce le difficoltà e i vantaggi che si incontrano in questa nuova realtà.

Capire le proprie esigenze e se si è in grado di svolgere questa attività, è fondamentale per non incontrare problemi una volta che ci si trova seduti alla scrivania tra le mura domestiche dove la tentazione di distrarsi o di gestire malamente gli orari di lavoro potrebbero minare la propria assunzione.

I vantaggi del lavorare a casa

Sono indiscutibili i pro del lavorare a casa, infatti è una direzione che molti impiegati vorrebbero prendere e che in diverse parti del mondo come, ad esempio, nella capitale britannica sta diventando una vera e propria routine. Sono sempre più numerosi i lavoratori che eseguono anche parzialmente i propri impegni lavorativi in una sede diversa da quella aziendale sotto il controllo remoto dei titolari o di chi gestisce il sistema informatico. Maggiori dettagli sono disponbili su www.lavorocasa.info

Lavorare a casa è un’attività senza tempo

Molto spesso lavorare da casa permette di non avere un orario fisso da rispettare, ciò significa che non è importante quando si esegue una determinata pratica ma se la si esegue bene entro una scadenza prefissata.

Ogni lavoratore è responsabile di sé stesso ed in questo modo anche l’azienda ne guadagna in produttività perché l’impiegato lavora in base ai momenti più produttivi o quando si può maggiormente concentrare. Un particolare che va a beneficio sia della persona sia della qualità della mansione svolta.

La comodità a vantaggio dell’efficienza nel lavoro a casa

Tra i pro del lavorare a casa c’è sicuramente la non necessità di utilizzare automobili o mezzi per raggiungere il posto di lavoro. È sufficiente una scrivania in salotto o in un angolo non utilizzato dell’abitazione per allestire un comodo e pratico ufficio.

La comodità ha ripercussioni sull’attenzione e sull’impegno che vengono profusi in ogni lavoro, infatti il dipendente è più rilassato e più propenso a lavorare dato che molte fonti di stress sono eliminate come il traffico al mattino per arrivare in ufficio.

Lo stress dell’ufficio? Solo un brutto ricordo

Le discussioni, i litigi, le tensioni fra colleghi diventano solo un brutto ricordo lavorando da casa. Per i meno tolleranti poter svolgere la propria mansione a computer senza dover incontrare gli altri impiegati è sicuramente un beneficio apprezzato che va a migliorare la qualità di tutto l’ambiente nel posto di lavoro. Per non parlare dei contatti con i titolari, decisamente più remoti e meno fastidiosi potendo limitarli a qualche telefonata o scambio di email.

Gli aspetti negativi del lavorare a casa

In realtà ci sono anche dei contro nel lavorare da casa che bisogna prendere in considerazione prima di accettare l’offerta di un lavoro domestico. In generale, i vantaggi sono maggiori ma non si può non tenere in considerazione anche ai lati negativi di questa attività.

La mancanza di socialità lavorando a casa

Talvolta, infatti, il lavoro in ufficio può essere piacevole perché si parla con i propri colleghi, si condivide ogni momento e, magari, si può instaurare una splendida amicizia che altrimenti lavorando da casa non si potrebbe avere.

Per questa ragione gli impiegati a casa potrebbero trovare demoralizzante il dover trascorrere tutta la giornata separati dal resto del personale, ma questa è una delle condizioni per poter lavorare comodamente.

Le ore di lavoro a casa in eccedenza

Tra i contro del lavorare da casa c’è, parallelamente al non avere orari fissi, la possibilità di eccedere nelle ore davanti al computer per terminare delle pratiche o semplicemente per timore di non aver fatto abbastanza. Infatti può succedere che senza prestare la giusta attenzione si seguano dei turni di lavoro molto ampi e senza limiti con un problema nella qualità dell’operato svolto.

Per questa ragione bisognerebbe separare in qualche modo l’attività lavorativa dalla propria casa, ad esempio prefissandosi di terminare tutti i giorni ad una determinata ora oppure chiudendo a chiave lo studio per non avere la tentazione di tornare alla scrivania.

È quindi meglio lavorare a casa o in ufficio?

Esaminando i pro e i contro del lavorare a casa, probabilmente molti impiegati sceglierebbero di svolgere i loro impegni comodamente ognuno nella propria abitazione. I vantaggi che si possono ottenere sono troppo evidenti per potervi rinunciare e difficilmente nella vita si riescono ad ottenere più opportunità di questo genere.

Non bisogna comunque dimenticare le problematiche legate a questa soluzione lavorativa che però possono essere mitigate con dei piccoli accorgimenti. Tendenzialmente non costituiscono un impedimento nel lavorare e possono essere tranquillamente accettati considerando i benefici ottenuti.

Come aprire un travel blog e guadagnare viaggiando

Cosa serve per aprire un travel blog

Aprire un travel blog non è certo molto diverso dall’aprire un qualsiasi altro blog. Ciò che lo distinguerà sarà tutto il (molto) lavoro che verrà dopo. Diciamo che ci sono principalmente due aspetti da curare all’inizio, uno personale e uno di natura più tecnica. Innanzitutto dovrete trovare un bel nome per il vostro blog. E non è per niente una cosa banale. Infatti dovete pensare a qualcosa di accattivante, magari divertente, e che soprattutto faccia capire subito a chi legge che cosa troverà in quello spazio. Solo in questo modo attirerete l’attenzione delle persone che potranno diventare vostri follower. Naturalmente, giusto per complicare un po’ le cose, il nome deve essere disponibile, ovvero originale e non utilizzato da qualcun altro. Dal momento che di travel blog ne esistono un’infinità, affinché il vostro venga prima notato e poi apprezzato nella mischia deve essere unico. Il modo più semplice per ottenere questo è forse far sì che il blog vi somigli il più possibile.

Nessuno è identico a voi. I contenuti scritti dovranno essere coerenti ad una storytelling, ovvero ad un vero e proprio racconto dal quale traspaiono non solo la vostra esperienza, ma anche le vostre sensazioni, le vostre emozioni, tutto collegato da quel fil rouge che è la vostra voce, la vostra personalità. Limitarsi a scrivere articoli su cosa si è visto e dove non farà mai emergere il vostro racconto. Ovviamente tutto questo vale anche per le foto e i video che deciderete di pubblicare. Dovrete farne molti per poter trovare finalmente un vostro stile, una sorta di firma introvabile sugli altri blog.

Segue poi l’aspetto più noioso, quello tecnico. Se trovate però dei buoni tutorial online riuscirete a cavarvela benissimo anche se siete alla vostra prima esperienza, e in poco tempo. È importante scegliere un hosting valido sul quale caricherete i vostri contenuti. Ce ne sono di ottimi per pochi euro all’anno. Ebbene sì, se speravate di cominciare a guadagnare senza sborsare nemmeno un centesimo, non è così che funziona. Dovrete installare WordPress, o un software analogo, e imparare, sempre grazie ai tutorial, come utilizzarlo e come sfruttarne tutte le potenzialità. Forse all’inizio sarà un po’ noioso, ma imparerete in fretta e molte cose poi vi riusciranno automatiche. Le potenzialità possono essere sempre incrementate, quindi installare dei buoni plugin vi permetterà di gestire al meglio e proteggere al meglio il vostro lavoro. Con i plugin preoccupatevi in primis di proteggervi dallo spam, di gestire la SEO, monitorare le prestazioni e favorire il social sharing. Anche qui, potreste dover investire qualche soldo, ma ne varrà la pena se questa davvero è la vostra passione.

Il travel blog e i social media

Quando il vostro travel blog sarà pronto per essere online, appoggiarvi ai social media è un ottimo sistema per favorirne la diffusione e la popolarità, andando ben oltre alla solita cerchia di amici e familiari… Condividete i post del vostro blog su Facebook, ovviamente settando la privacy come pubblica – come potranno altrimenti essere visualizzati non soltanto dai vostri amici e conoscenti? Create un buon profilo Instagram, selezionando i vostri scatti migliori e coinvolgendo il pubblico in tempo reale grazie alle storie, come anche alle dirette di Facebook.

Fate in modo che le foto, anche nel loro insieme, così come appariranno sul vostro profilo seguano uno style preciso e personale. Curate quindi i colori predominanti, il tipo di soggetti che sono rappresentati. Certamente generate immagini di buona qualità, ma evitate scatti da rivista patinata, privi di personalità e di carattere. Su Youtube create un vostro canale specializzato, e arricchitelo regolarmente con video coinvolgenti e interessanti. Quando avrete raggiunto un numero abbastanza alto di follower, fate un pensierino anche a Twitter, attraverso il quale potrete interagire in modo ancora più diretti con la vostra nicchia di follower. Esatto, proprio una nicchia specifica. Se lavorerete in modo che il vostro blog piaccia semplicemente a tutti, starete perdendo tempo. Uno dei sistemi migliori per farsi notare e fidelizzare un crescente numero di follower è individuare un target di riferimento. Viaggiate solo accompagnati dal vostro cane? Scegliete le mete in base ad un cammino spirituale che state intraprendendo? Oppure viaggiate con lo scopo di vivere le esperienze più adrenaliniche? In altre parole, a quali persone in particolare volete rivolgervi? L’esperienza social potrà aiutarvi anche a capire questo, dando al vostro blog progressivamente uno stile ben preciso.

A cosa serve un piano editoriale

Creare un piano editoriale significa organizzare per tempo i contenuti che volete pubblicare, facendo in modo che possano andare online con una cadenza sufficientemente frequente e soprattutto regolare. Perché se una persona comincia a seguirvi, ma dopo una settimana o due vede che non pubblicate più niente, allora smetterà di farlo. E affidarsi soltanto a cosa si posta sul momento può rivelarsi complicato e controproducente. Quindi, se durante la giornata di viaggio avete sperimentato diverse esperienze, create per ciascuna un post, correlato delle dovute immagini e video, e postatele in più momenti.

Per mantenere un blog vivo e attivo dovreste pubblicare almeno tre articoli alla settimana. Logicamente dovrete anche seguire quei post, ovvero rispondere agli eventuali messaggi che vi verranno inviati. L’interazione con gli utenti è vitale. Ma se rischiate di impazzire a stare dietro a tutti i social, sfruttate strumenti come il Business Manager di Facebook, con il quale potrete anche programmare i vostri post, che verranno poi pubblicati automaticamente. Oppure aiutatevi su Instagram con app quali Later, con la quale potrete garantire una pubblicazione regolare e frequente.

Cosa distingue un travel blogger professionista, ovvero come guadagnare

Ma quando avviene la magia, ovvero quando da blogger amatoriali diventate dei blogger professionisti, guadagnando quindi da ciò che fate? Naturalmente la cosa richiede tempo e pazienza. Magari i vostri primi introiti non saranno proprio stellari, ma con costanza e impegno riuscirete a farli aumentare mese dopo mese. Intanto vi ricordiamo ancora una volta l’importanza di rivolgervi ad un target ben specifico. La domanda che dovete porvi è “perché una persona dovrebbe seguirmi?”, e la risposta non deve certo limitarsi a un “perché pubblico cose belle”, bensì al fatto che voi pubblicate cose interessanti, in grado di fornire informazioni specifiche che sono difficili da reperire da altre fonti.

Cercate i temi più inflazionati, più famosi. Perché? Per evitarli! Per evitare di pubblicare qualcosa di ridondante e già sentito. Interagite invece con i vostri “colleghi” più famosi. Prendere uno spunto è legittimo, ma dovreste farlo soprattutto con l’obiettivo di farvi pubblicare sui loro spazi dei guest post, cosa che andrà anche a pieno vantaggio della vostra notorietà. Se raggiungerete poi il livello di influencer saranno i brand di settore poi a contattarvi per richiedere di comparire (ovviamente a pagamento) nei vostri post. Vi diventerà familiare il concetto di affiliate marketing, e potrete sviluppare delle partnership, garantirvi degli sponsor, magari proporre delle promozioni. E non abbandonate mai il pensiero trasversale. Infatti sta a voi trovare sempre nuove idee e iniziative, come organizzare dei tour appoggiandovi, anche economicamente, alle strutture, create e-book o guide sulle vostre mete da vendere online, affittate spazi pubblicitari e persino offrite dello consulenze, magari proprio a chi sta per intraprendere quest’esperienza della quale finalmente sarete diventati degli esperti. Affidabili e corretti.

Cos’è l’inbound marketing?

Chiunque oggi gestisca un’attività o un’impresa è tenuto a conoscere bene i meandri dell’inbound marketing. No, non c’è da spaventarsi…

È il nuovo modo di fare marketing, dove le lungaggini e le risorse sprecate, in tempo e denaro, del marketing tradizionale (outbound) vengono superate da un sistema nettamente più proficuo e di maggior resa, che mira quindi a farti investire il necessario per il necessario, senza perdite. Naturalmente tutto grazie ad un accorto sfruttamento del web e di alcuni suoi strumenti.

Nell’inbound marketing si distinguono quattro fasi con le quali è abbastanza semplice e intuitivo familiarizzare. Se poi le affianchiamo al supporto professionale di una buona agenzia SEO la riuscita con successo del progetto è a portata di mano, per tutti. Se invece sei un cliente, conoscere questi meccanismi ti permetterà di interagire in modo più consapevole con il prodotto o il servizio che ti interessa acquistare.

Prima fase: attirare

Nell’inbound marketing non c’è alcun interesse nell’attirare indistintamente l’attenzione di tutti. Occorre rivolgersi al pubblico potenzialmente interessato al prodotto o al servizio che si intende vendere. Per individuare il cliente tipo, il buyers persona, si creano dei contenuti che si rivelino interessanti, ma soprattutto utili. Articoli specializzati nel settore, video, immagini che possano essere pubblicati su un blog e poi condivisi sui social media. Qui il contenuto scritto ha una rilevanza particolare, dal momento che un buon copy sa utilizzare e gestire le keywords legate al tuo campo d’azione necessarie alla SEO per farti ottenere il miglior posizionamento possibile sui motori di ricerca. Il 78% di coloro che navigano su Internet effettua quotidianamente delle ricerche online per trovare prodotti e servizi. Di questi molti lo fanno non solo da desktop, bensì prevalentemente da smartphone. È estremamente importante quindi che i contenuti siano presentati su dei siti responsivi, ovvero in grado di adattarsi al display sul quale vengono visualizzati. Questi contenuti poi devono essere diffusi sulle tue pagine e profili social, in modo che possano avere una buona visibilità, nonché la possibilità di essere condivisi dagli utenti che ne sono interessati.

Aprire un blog dove si racconta la tua attività (per esempio: produci pentole?) come avviene, come si ottiene il prodotto finale, chi ci lavora attraverso post scritti accompagnati da immagini e video creati ad hoc, è un buon start su cui operare una SEO mirata e ben gestita, cosicché chi cerca online (sempre nell’esempio di prima) “padella antiaderente” potrà trovare un link al tuo sito tra i primi risultati. Per non parlare dei social, dove i post migliori possono diventare persino virali…

Seconda fase: convertire

Convertire cosa esattamente? In verità quello che si converte è proprio il visitatore che ha visualizzato quel contenuto in una lead, ovvero qualcuno che ha dimostrato attivamente interesse per ciò che viene offerto, scaricando del materiale sul proprio dispositivo, desktop o mobile, inviando una email per informazioni, o persino chiamando un numero che si era messo a disposizione. Perché avvenga questa magia è importantissimo che il link da cui si è partiti porti ad una landing page valida e ben strutturata.

La lead qui deve trovare informazioni soprattutto utili e attendibili, sempre grazie a contenuti originali di alta qualità, al punto da indurla a interagire spontaneamente in modo attivo. Come? Attraverso delle CTA (le Call To Action, link che possono portare, per esempio, ad un e-commerce, o anche semplicemente all’iscrizione ad una mailing list) o dei form in cui registrare i propri dati personali – sempre in linea con la normativa sulla privacy vigente, ovviamente. Usiamo ancora l’esempio delle pentole. Dopo aver letto sul blog una ricetta possibile grazie a quella pentola in particolare, o dopo averla vista in uso su un video su Facebook, la lead clicca sul link che apre la pagina, in cui saranno ad aspettarla tutti i dettagli relativi alla pentola, e magari anche come acquistarla comodamente da casa.

Terza fase: concludere

Concludere cosa? L’affare, naturalmente! Trasformando finalmente la lead in un vero e proprio cliente. Qui entrano in gioco strumenti quali le DEM, ovvero email inviate direttamente a chi ne ha fatto richiesta, grazie ad una mailing list che non sarà stata acquistata (come nell’outbound marketing, che peraltro presenterebbe molti indirizzi di utenti non interessati a quel particolare prodotto o servizio), ma che avrai generato dall’intervento di utenti interessati che difficilmente getteranno quel messaggio nel cestino senza nemmeno leggerlo.

Signals è invece il tool che rende possibile monitorare la campagna DEM, studiandone l’andamento, i click, le letture, dati utili ad ottimizzare e migliorare questo processo in itinere e in tempo reale. Si tratta di un lavoro tecnico e complesso, e qui il supporto di una agenzia SEO professionale può davvero fare la differenza tra un esperimento “amatoriale” e un intervento ben strutturato e di successo. Si tratta di fare un investimento sull’attività in cui credi, in modo che possa funzionare e crescere e renderti il profitto a cui hai sempre mirato.

Quarta fase: fidelizzare

Se il nome della terza fase ti ha indotto a credere che finisse tutto lì, ti sei sbagliato. L’ultima fase è altrettanto cruciale come le altre, dal momento che ha lo scopo di trasformare il cliente del primo acquisto in uno abituale, talmente soddisfatto da parlare bene del tuo prodotto e del tuo servizio ad altre persone, spontaneamente. Bello, no?

Per fare questo logicamente significa che il lavoro online non è certo finito lì. Bisogna raccogliere i dati, analizzarli ed elaborarli in modo da ottimizzare e migliorare ogni fase del processo. Dal momento che l’inbound marketing è concepito per adattarsi il più possibile a ciascun individuo, o meglio a gruppi di individui che condividono lo stesso interesse, tenere aggiornate tutte queste fasi è di vitale importanza. Ci vuole tempo, e sottolineiamo di nuovo l’importanza di una buona agenzia SEO, che può far funzionare tutti questi ingranaggi lasciandoti tutto il tempo che vuoi da dedicare alla tua attività. Tempo che magari potrai gestire in modo da realizzare anche un intervento offline. Ovvero partecipare a fiere e convegni, dimostrazioni, eventi che mettano le persone fisicamente a contatto con te e con ciò che offri. Un passaggio delicato e irrinunciabile, perché chiunque acquisti qualcosa vuole prima o poi vedere con i propri occhi la persona a cui dà i propri soldi. Così nascono clienti soddisfatti, ovvero clienti abituali. Ovvero clienti che ti faranno tanta pubblicità. Questa volta, gratis.

A cosa serve un blog aziendale

Dare un volto all’azienda

Avete mai pensato di fare della vostra azienda un blogger? Solo in Italia sono in rete più di tre milioni di blog, e il 60% di chi naviga ne ha visitato uno almeno una volta. In ogni caso circa 10 milioni di persone sono utenti abituali di un blog, e di questi almeno la metà interagisce con domande e altre interazioni tramite i loro post. Così come accade per qualsiasi altro blogger, un’azienda ha la possibilità di raccontarsi e di interagire con gli utenti attraverso il proprio blog.

Chi è quell’azienda? Cosa c’è dietro quel logo? Sono domande molto importanti che tutti i consumatori si pongono, cercando poi le risposte sul web. Un blog può fornire queste risposte, e molto altro. Infatti attraverso i contenuti scritti e multimediali l’azienda può trasmettere al pubblico come viene realizzato il suo prodotto, chi è che lo realizza, secondo quale policy e come viene trattato il cliente. I contenuti multimediali hanno poi il vantaggio di poter essere condivisi sui social media, e se sono ben riusciti possono persino diventare virali, contribuendo consistentemente alla buona popolarità del brand.

Quali aziende devono aprire un blog?

Se fino ad oggi avete pensato che alle piccole e medie imprese non convenga dedicare molte risorse al web, oppure al contrario che ad una grande azienda un buon sito internet sia più che sufficiente beh, vi siete sbagliati di grosso. Una piccola attività, grazie ad un buon blog, può intercettare nuovi clienti, può mostrare agli utenti come avviene il proprio lavoro, che cos’è che lo rende davvero unico e speciale, rivelando quel valore aggiunto che solo una PMI può garantire. Attraverso il blog potrete presentare i vostri artigiani e operatori, mostrare le tecniche utilizzate e l’origine delle materie prime, il tutto contando sulla complicità degli utenti che vi seguiranno, e che condivideranno i vostri contenuti alimentando la popolarità del vostro marchio.

Una grande azienda invece può finalmente scrollarsi di dosso il cliché di un brand colossale quanto impersonale. Grazie a iniziative attuali come lo storytelling, l’azienda può letteralmente raccontare chi è e cosa fa, ma anche come lo fa. Un altro vantaggio sta nella possibilità di comunicare eventi ed iniziative sia internamente che esternamente. In questo modo tutti i vostri collaboratori saranno sempre aggiornati in tempo reale sulle vostre attività, con trasparenza. Questo naturalmente ne incoraggia anche la partecipazione, e impedisce a chi lavora per voi e con voi di sentirsi isolato. Con un blog potrete illustrare nel dettaglio la vostra policy sui lavoratori e sul prodotto finale, dimostrando che dietro un brand ci sono sempre delle persone. Persone con le quali peraltro adesso si potrà anche interagire direttamente sul blog.

Comunicare con i clienti

Il successo di un negozio sta anche sul rapporto che viene costruito con i clienti. Se una persona sa non solo di trovare ciò che cerca, ma anche di poter contare sull’affidabilità del venditore e su un trattamento cordiale, ecco che quel cliente tornerà. Ma come fare quando il proprio bacino di utenza si estende a tutto il paese, o addirittura a tutto il pianeta? Il blog permette una comunicazione bidirezionale in tempo reale con tutti i suoi utenti. Il brand può organizzare dei test su un prodotto in fase di lancio, per esempio, garantendosi un feedback immediato e diretto.

La possibilità dell’utente di potersi esprimere in questo modo lo fa sentire valorizzato ed apprezzato, il che fa bene non solo alla fidelizzazione della clientela, ma anche alla forza di quel brand. L’utente può davvero dire che sa che cosa sta acquistando, oppure di che tipo di servizio sta usufruendo, e in che modo questo viene realizzato, se segue realmente le proprie esigenze e i propri valori. Inoltre il linguaggio del blog può essere informale, senza mai perdere per questo affidabilità e senza intaccare minimamente la propria reputazione. Basta con noiosi e freddi testi in stile di comunicato stampa! Nessun cliente li leggerà mai per intero, a discapito di qualsiasi contenuto venga illustrato. Infine, comunicazione e social media sono sempre andati di pari passo. Il post di un blog consiste in un contenuto di alta qualità per qualsiasi profilo social. Questo è molto importante, perché vi permette di avere sempre a disposizione nuovi post con contenuti interessanti e accattivanti, stimolando le interazioni quali commenti e condivisioni.

Un blog ben realizzato non può che catturare l’attenzione degli influencer del settore, i quali a loro volta produrranno nuovi contenuti legati alla vostra attività, al brand, promuovendone la popolarità. Con un blog la vostra immagine sarà finalmente chiara e coerente, precisamente come voi intendete comunicarla.

Il blog fa bene alla SEO

Essere ben posizionati sui motori di ricerca è sicuramente uno degli obiettivi principali di qualsiasi attività odierna. Google favorisce i link che mettono a disposizione contenuti consistenti e originali. Un blog presenta una grande quantità di contenuti scritti e originali, assolutamente essenziali per la SEO. Inoltre generare quei contenuti non sarà affatto difficile, se permetterete a chi lavora con voi di scriverli. Questo non solo aumenta l’umanizzazione del vostro brand, dandogli letteralmente la voce di chi lavora. Creare una sorta di redazione interna farà sentire chi lavora con voi attivo e partecipe a più livelli. Per non parlare dell’arricchimento di quel linguaggio informale di cui parlavamo prima. Più autori significano più voci, rendendo la vostra un’immagine ricca e unica. I blog poi hanno solitamente indirizzi diversi da quello del sito aziendale, il che naturalmente offre un consistente vantaggio costituito dai link che vi rimandano.

Il blog non vi costa (quasi) nulla.

Esistono diverse piattaforme sul web che vi permettono di pubblicare un blog, la maggior parte delle quali sono totalmente gratuite. L’unica risorsa che dovrete impiegare è il tempo, soprattutto nel primo periodo. Questi siti vi propongono dei template predefiniti, starà a voi decidere come e con cosa gestire i vari spazi. Una volta che tutto il lavoro sarà impostato, tenerlo aggiornato sarà semplice e richiederà molto meno tempo. L’unica accortezza che vi suggeriamo è quella di appoggiarvi ad un professionista per la parte grafica. L’estetica e la funzionalità di ciò che presenterete è fondamentale, e merita quindi che ci investiate anche un po’ di risorse economiche.

Cos’è Google AdWords e a cosa serve

Chi lavora all’interno del mondo del Web Marketing ha sicuramente avuto a che fare numerose volte con Google AdWords. Fa infatti parte di molte strategie sviluppate dai consulenti SEM e SEA, con lo scopo di migliorare il posizionamento di un sito sui motori di ricerca. Questo è l’obiettivo degli specialisti del settore, i quali adottano diverse tecniche a seconda delle necessità e delle richieste dei clienti stessi. Google AdWords rappresenta in questo caso un ottimo mezzo per essere competitivi sul web ed ottenere ottimi risultati.

Ma che cos’è Google Adwords?

Google Adwords è la piattaforma pubblicitaria appartenente a Google. Si tratta di un servizio online di advertising che permette di inserire spazi pubblicitari all’interno delle varie pagine di ricerca di Google stesso.

Gli annunci inseriti vengono visualizzati sopra i risultati di ricerca non a pagamento (o nella colonna sulla destra) e sono selezionati da un algoritmo che tiene in considerazione le parole chiave cercate dall’utente che svolge la ricerca stessa. In questo modo, gli annunci mostrati sono pertinenti allo scopo dell’utente.

La promozione avviene dunque attraverso il posizionamento non organico, quindi sugli spazi che Google ritaglia sulla pagina.

Anche gli altri motori di ricerca possiedono piattaforme simili, ma è Google a dominare nel mondo il settore del Search Marketing. La maggior parte degli utenti passa infatti da Google; quindi, per chi possiede un e-commerce o un sito web e vuole pubblicizzare i propri servizi, è ormai fondamentale sfruttare in modo adeguato Google AdWords e cercare di restare competitivi all’interno di un mercato tanto affollato.

Google AdWords e le keywords 

Le keywords (o parole chiave) sono fondamentali per dare vita ad una campagna pubblicitaria su Google AdWords.

Come per il posizionamento organico, anche gli annunci devono essere muniti di parola chiava e ottimizzati.

I clienti di AdWords devono essere in grado di individuare un gruppo di parole chiave che rimandino alla loro attività. Fatto questo, devono offrire per esse una certa cifra. Il trucco sta nell’individuare un gruppo di keywords efficaci ma non troppo contese, in modo tale da non dover spendere esagerate somme di denaro per superare le grandi attività che già hanno pagato per la stessa keyword.

Per questo le aziende che vogliono investire in campagne AdWords si affidano a specialisti. Per dare vita ad una campagna efficace è necessario svolgere numerosi studi sul mercato e più prove sul campo.

Google AdWords e il Pay per Click

Google AdWords funziona con un sistema che prende il nome di Pay per Click (PPC).

Ogni click che viene effettuato da parte di un utente sull’annuncio pubblicitario fa sì che Google scali dal budget giornaliero la somma prestabilita, fino a quando il budget non si esaurisce. È quindi necessario decidere in precedenza il budget giornaliero e il prezzo che, come azienda, si è disposti a pagare a Google per ogni click.

Per evitare di spendere cifre enormi, è importante creare delle campagne che siano in grado di massimizzare il rapporto spesa/click.

Qual è la giusta campagna AdWords?

Gli inserzionisti possono scegliere fra due tipi diversi di campagna a pagamento:

  1.  Rete di ricerca: annunci che compaiono sulla pagina dei risultati di Google.   
  2. Rete display: annunci o banner che gli utenti visualizzano sui siti internet che offrono appositamente spazi pubblicitari.

Per scegliere la giusta campagna AdWords è importante capire ed analizzare il target di utenti che gli inserzionisti vogliono raggiungere.

Rete di ricerca

Gli annunci sponsorizzati compaiono quando l’utente effettua su Google una ricerca in funzione di una parola chiave. Questi annunci sono sullo stile dei risultati che compaiono al momento della ricerca stessa e vengono mostrati agli utenti sulla base di più fattori, tra cui il budget che l’inserzionista decide di investire e la pertinenza dell’annuncio stesso con le keywords ricercate.

Le inserzioni compaiono in alto e sulla destra della pagina di ricerca e si differenziano dai risultati organici, identificandosi come risultati sponsorizzati, grazie ad una label.

Si tratta di annunci di tipo testuale. L’inserzionista può inserire il titolo, la descrizione e l’URL.

Possono poi essere aggiunte estensioni per rendere l’annuncio più interessante.

Rete display

Gli annunci possono essere sponsorizzati su canali appositi offerti dai publicher, ovvero da chi aderisce ad AdWords offrendo spazi sul proprio sito, social network o app per la visualizzazione di annunci pubblicitari. I publisher ricevono in cambio una percentuale di guadagno a seguito di click sull’annuncio.

Questa rete dà anche la possibilità di utilizzare annunci multimediali (banner e video), oltre agli annunci testuali.

Devono, come gli altri, essere pertinenti con la keyword ricercata e con l’argomento trattato. Compaiono in funzione dei target a cui ci si vuole rivolgere, sulla base anche dei dati demografici degli utenti.

Una delle campagne display più efficaci è quella di remarketing. Questa consente di mostrare gli annunci agli utenti che già hanno visitato il sito o l’app dell’inserzionista. Si raggiungono così utenti più propensi all’acquisto, “inseguendoli” nelle loro successive operazioni sul web.

Privacy e sicurezza su Google AdWords 

Le inserzioni su Google AdWords devono ovviamente seguire regole e restrizioni su privacy e trasparenza. Gli utenti devono infatti essere in grado di poter riconoscere facilmente qual è il servizio o il prodotto offerto da un annuncio e il suo inserzionista.

È bene aver chiaro anche che non si può pubblicizzare qualsiasi tipo di prodotto o servizio. Sono vietati annunci riguardanti armi, alcool, tabacchi e sesso. Sono esclusi anche gli argomenti che riguardano oggetti o attività non legali. Vi sono poi alcune limitazioni che variano a seconda della Nazione in cui l’inserzionista desidera pubblicare il proprio annuncio.

Fare blogging: la strategia essenziale, dal piano editoriale alla promozione dei post

Chi non ha mai pensato “Che cosa ci vuole a gestire un blog? Basta solo iniziare a pubblicare post e articoli, il resto poi viene da sé.”? Eppure non è così. Non c’è affermazione più sbagliata quando si parla di fare blogging.

Non è infatti vero che gestire un blog è un gioco da ragazzi. Ed è soprattutto sbagliato pensare che basti solamente pubblicare post su post, senza alcun tipo di strategia.

Partiamo dal principio: cosa significa fare blogging?

La comunicazione è la base di tutto.

Fare blogging significa infatti comunicare e imparare a farlo con le parole, riuscendo quindi a trasmettere il giusto messaggio alle giuste persone e nel giusto momento. Significa essere razionali, senza però lasciare da parte l’immaginazione e la creatività. Sono questi infatti gli ingredienti da unire per cercare di condividere dei contenuti interessanti e di indirizzarli ad un pubblico ben preciso. Il tutto, senza dimenticare il proprio stile e il proprio punto di vista.

Una volta creato il proprio sito web, scelti i propri obiettivi ed individuato il pubblico di riferimento, è fondamentale capire che quantità non è sinonimo di qualità. I contenuti non devono essere necessariamente tanti, ma devono essere interessanti.

Fare blogging vuol dire anche conquistare i lettori e instaurare con loro un dialogo; conquistare la loro fiducia e costudirla, cercando di essere presenti e costanti.

Ma non dimentichiamo che alla base vi è anche un obiettivo di business ben preciso, che necessita quindi di piani e strategie.

Vi sono domande a cui è necessario saper rispondere prima di poter dare vita ad una seria ed interessante attività di blogging.

Quali sono gli argomenti di cui si vuole parlare?

Come si pensa di organizzare la pubblicazione dei vari contenuti?

Chi sono i tuoi lettori?

Per prima cosa è importante capire qual è il target di riferimento. Chi sono i nostri lettori?

Sicuramente la strategia cambia se si ha a che fare con adolescenti di quindici anni o con uomini di mezza età. Questo semplicemente perché gli interessi sono diversi, così come i bisogni, i desideri e le curiosità.

Chi scrive deve tenere presente il tipo di lettore che ha di fronte. L’obiettivo è quello di portare chi legge a non abbandonare la pagina e, nel migliore dei casi, a compiere esattamente ciò che il blogger desidera.

Stimolare la curiosità, trasmettere emozioni e sollecitare l’interesse non è sempre semplice, ma è l’unico modo per garantirsi una presenza costante sulla propria pagina.

Per alimentare la presenza dei lettori, è bene anche stabilire una relazione con loro. Interagire in modo costante, presentando il blog come un terreno fertile per il dialogo e il confronto. Invitare a rispondere a delle domande e ad offrire consigli o suggerimenti sancisce il passaggio da utenti passivi ad utenti attivi, permettendo la loro partecipazione e alimentando la loro fiducia nei confronti del blog stesso e di chi lo gestisce.

Pianificare i contenuti: cos’è una campagna di content marketing?

Quando si parla di campagne di content marketing si fa riferimento a piani che comprendono le varie strategie e gli elementi necessari per gestire e promuovere al meglio i propri contenuti e le proprie risorse.

La parte più impegnativa riguarda la pubblicazione stessa degli articoli.

Alla base troviamo la pianificazione della pubblicazione di un certo numero di articoli e l’identificazione di un certo ritmo editoriale.

Il ritmo editoriale si sceglie solitamente sulla base della lunghezza degli articoli da pubblicare. È sconsigliato, infatti, pubblicare con troppa frequenza articoli estremamente lunghi. Dipende anche dai contenuti degli articoli stessi.

Dopo aver organizzato il calendario editoriale, è importante pianificare anche i post per i social media. Condividere i contenuti del blog non è banale, ma anzi permette di raggiungere un numero di utenti sempre più altro e di far conoscere il proprio lavoro.

Una buona campagna di content marketing prevede anche una chiara Call to Action. Si tratta dell’invito rivolto ai lettori ad iscriversi al blog e alla mailing list. Può essere sotto forma di testo, di slogan, di pulsante o di immagine e viene inserito alla fine di ogni articolo. Porterà così gli utenti direttamente alla pagina dedicata all’iscrizione. Deve però essere accattivante ed offrire al lettore un certo tipo di incentivo, altrimenti non sarà semplice conquistarlo e portarlo ad iscriversi alla lista.

A quale scopo i lettori dovrebbero iscriversi se non viene offerto loro qualcosa di esclusivo? Non è facile riuscire ad individuare subito ciò che potrebbe attirare maggiormente la loro attenzione e partecipazione. Il trucco sta nel proporre contenuti e risorse che non riuscirebbero a trovare altrove.

Mai sottovalutare la fase di editing

La fase di editing è fondamentale, in quanto consiste nel modo in cui si sceglie di strutturare il proprio post: paragrafi, sottoparagafi, utilizzo di grassetti o corsivi, inserimento di spazi bianchi e di immagini. Tutto questo ha grande importanza perché detta il ritmo della lettura, agevolando la comprensione del contenuto e invogliando il lettore stesso a proseguire.

Inoltre, molti accorgimenti sono necessari per l’ottimizzazione e il posizionamento del blog sui motori di ricerca.

La promozione parte dalla SEO

Non basta saper dare vita a contenuti grandiosi, se poi questi non vengono promossi nel modo giusto. Dare visibilità al proprio blog è necessario e dipende dal lavoro di specialisti.

La SEO dà la possibilità di aumentare il traffico organico sul sito, assicurandogli un buon posto sulle pagine di Google. L’ottimizzazione ha come base le keywords. È necessario quindi comprendere come gli utenti utilizzano la rete per cercare il prodotto in questione. Lavorando sui contenuti testuali e multimediali delle pagine del blog sarà possibile garantire un buon posizionamento. Ovviamente affidandosi a degli esperti del settore.

Una strategia è per sempre?

È bene ricordare che, una volta individuata la propria strategia, non significa che questa sia valida per sempre.

Fare blogging comporta una costante attenzione verso il mondo che cambia. Tutto muta costantemente, portando a modificare anche gli interessi e le priorità delle persone. È importante quindi rimanere aggiornati ed essere pronti a cambiare, ad adattarsi e a migliorarsi.

I fondamenti del search marketing: differenza tra SEM SEO e SEA

Quando si parla di Web Marketing, è impossibile evitare di parlare anche di SEM, SEO e SEA. Sono infatti ciò che sta alla base di tutto quello che riguarda questo mondo e non si può pensare di poterne entrare a far parte senza conoscerne i fondamenti.

Le strategie di marketing sul web si stanno sempre più affinando e migliorando, grazie a tecniche efficaci e a specialisti del settore. È impensabile, oggi, cercare di gestire il proprio e-commerce o la propria pagina web senza il prezioso aiuto di figure professionali che hanno a che fare quotidianamente con SEM, SEO e SEA.

Acronimi e differenze

  •  SEM: Search Engine Marketing
  •  SEO: Search Engine Optimization
  •  SEA: Search Engine Advertising

Dal Web Marketing parte un ramo che prende il nome di Search Engine Marketing (o più semplicemente Search Marketing), il quale si applica ai motori di ricerca. Comprende quindi le attività volte a generare traffico verso un determinato sito web. Semplificando, lo scopo è quello di portare al sito, attraverso i motori di ricerca, il maggior numero di visitatori possibile interessati a ciò che il sito stesso propone.

Si tratta del SEM.

Il SEM è indispensabile per portare il tuo sito in prima posizione

Applicare il Web Marketing ai motori di ricerca è fondamentale per portare il proprio sito in prima posizione, mettendolo in risalto.

Il SEM comprende tecniche e strategie mirate ad ottenere proprio questo risultato.

Le attività effettuate dal consulente SEM, ovvero dal professionista del settore, si focalizzano sui fattori di posizionamento off-site. Sono elementi esterni al sito da posizionare, ma che su di esso hanno effetto diretto.

Si occupa di pianificare e gestire campagne Pay per click (campagne pubblicitarie a pagamento), di posizionamento organico, di attuare strategie di link building e di analizzare, grazie a specifici strumenti, se le azioni intraprese hanno o meno ritorno.

SEO e SEA sono parte del SEM.

SEO: Ottimizzazione per i motori di ricerca

Con il termine SEO si va ad indicare l’insieme delle operazioni che hanno lo scopo di far aumentare le visite sul sito sul quale il consulente SEO opera, a partire dai vari motori di ricerca (come ad esempio Google). Queste operazioni prevedono l’ottimizzazione del codice sorgente della pagina web e, allo stesso tempo, l’ottimizzazione dei contenuti della pagina stessa. Tutto ciò permette di rendere il sito più adatto ai canoni della ricerca e lo aiuta ad acquisire posizioni migliori sui motori di ricerca stessi.

Le tecniche di ottimizzazione SEO si dividono in on-page e off-page. Le prime sono attività svolte direttamente sul sito da ottimizzare, mentre le altre sono svolte al di fuori del sito internet.

La SEO on-page comprende principalmente:

  •  Tecniche di incorporamento delle keywords (parole chiave principali) all’interno della pagina web.
  •  Articoli di blog con contenuti di qualità e pagine ottimizzate.
  •  Formattazione dell’URL della pagina.

La SEO off-page comprende invece:

  • • Creazione di una rete di backlink.
  • • Creazione di contenuti di qualità.
  • • Condivisione dei contenuti.

Le operazioni tecniche vengono effettuate sia sul codice HTML che sui contenuti delle pagine web del sito, ma anche sulla rete ipertestuale del dominio Web presente negli archivi dei motori di ricerca. Fondamentali sono le parole chiave da voler posizionare.

Tra tutte queste attività, si distinguono l’ottimizzazione della struttura del sito e degli url, dell’accessibilità delle informazioni da parte di spider e crawler dei motori di ricerca, del codice sorgente, dei link, delle immagini, dei contenuti e dei backlink.

Il SEO si distingue dal SEM, in quanto il suo obiettivo primario è quello di posizionare il sito nelle SERP organiche, ovvero nelle pagine dei risultati del motore di ricerca. Il SEM, invece, comprende anche le attività di posizionamento negli spazi allocati per risultati Pay per click.
Quindi, mentre gli effetti del Pay per click sono istantanei, le attività SEO sono legate a risultati nel lungo periodo.

SEA e Google Adwords

Con il termine SEA si vanno ad indicare tutte quelle attività di gestione di campagne di link a pagamento su siti e portali che consentono maggiormente di raggiungere il target d’impresa.

Sono solitamente tecniche utilizzate per ottimizzare le proprie campagne pubblicitarie realizzate con Google Adwords.

Google Adwords è la piattaforma Google che permette di creare campagne di link sponsorizzati.

Il SEA si differenzia notevolmente dal SEO, in quanto consiste in un pagamento diretto al motore di ricerca per poter comparire nei suoi risultati. È quindi un’attività di promozione a pagamento attraverso i motori di ricerca e gli strumenti di pubblicità che essi stessi offrono. Il SEO, invece, non fa uso di campagne pubblicitarie e di Google Adwords, ma il suo scopo è un posizionamento organico.

Come per il SEO, anche per il SEM le keywords sono fondamentali. La parola chiave scelta viene ovviamente inserita all’interno dell’annuncio, il quale deve essere ottimizzato.

Sono le tecniche SEO le basi di un buon lavoro SEA.

Lavoro di squadra

È importante tenere presente SEM, SEO e SEA non sono tecniche che lavorano in modo indipendente. Sono infatti parte di un’unica grande strategia di Web Marketing.

Il posizionamento dei siti web è diventato fondamentale per poter emergere in rete. E la rete è ormai uno dei migliori mezzi per far conoscere la propria azienda e per vendere i propri servizi e i propri prodotti. Per questo vi sono agenzie e specialisti in campo SEM, SEO e SEA che lavorano insieme per fornire consulenze e servizi di questo genere.

Il fenomeno YouTube: come diventare uno YouTuber di successo

Tra le piattaforme web più in voga al momento, troviamo sicuramente YouTube. Utilizzato per guardare video musicali o divertenti, notizie, tutorial, puntate di show, telefilm o addirittura film, è diventato nel corso degli anni sempre più presente nella quotidianità delle persone, affermandosi come un fedele compagno nella vita di tutti i giorni.

Nato nel 2005, sta vivendo proprio adesso il suo periodo d’oro. Si tratta infatti del sito web più visitato al mondo, subito dopo Google.

Oltre a permettere a chiunque di visualizzare video, dà anche la possibilità a tutti di caricare i propri contenuti. È proprio questo che, soprattutto negli ultimi anni, ha dato il giusto l’input a migliaia di persone che, nel loro piccolo, ritengono di avere qualcosa da dire. Così sono nati gli YouTubers.

Che cos’è uno YouTuber?

Con questo termine ci riferiamo a tutti coloro che producono contenuti creativi e originali per la piattaforma di YouTube. Chi è nato nell’era digitale conosce benissimo l’argomento e sicuramente è in grado di elencare numerosi nomi o canali di successo. Perché è proprio di successo che stiamo parlando. Gli YouTubers hanno successo, soprattutto all’interno del mondo dei più giovani. Alla pari di artisti, cantanti o attori, vengono seguiti assiduamente dai propri fan e godono di un’elevata popolarità.

È così che un piccolo hobby può anche diventare un lavoro a tempo pieno, permettendo a questi personaggi di ottenere profitti grazie a ciò che caricano sui propri canali YouTube.

Il primo in Italia a trasformare la sua passione per i video in un lavoro è stato Guglielmo Scilla, conosciuto in rete come Willwoosh. Ha aperto il suo canale YouTube nel 2009 ed oggi ha più di 735.000 iscritti. Grazie alla fama ottenuta sul web, è oggi anche attore, scrittore e conduttore radiofonico.

Come ignorare poi Clio Zammatteo? Apre il suo canale ClioMakeUp nel 2008, solo per condividere la sua passione e le sue conoscenze sul mondo del make-up. Ad oggi, il suo è uno dei canali più seguiti in Italia e conta oltre 1 milione di iscritti. Questo le ha poi permesso di ottenere il proprio programma televisivo su Real Time e di collaborare con importanti brand.

Ma come si raggiunge l’Olimpo su YouTube?

Tutti questi personaggi riescono ad entrare nella vita quotidiana di milioni di persone, più precisamente di adolescenti. Perché? Ciò che può stupire è l’affetto e la connessione che gli utenti sentono nei confronti degli YouTubers. Questi riescono infatti a instaurare un rapporto diretto con i propri seguaci, parlando il loro stesso linguaggio e condividendo i loro stessi argomenti e interessi. Si va a creare una relazione in cui i giovani vedono in queste figure degli amici e, passando il proprio tempo guardando i loro video, si sentono compresi e parte di una stessa grande famiglia.

Quello che conta maggiormente è quindi la capacità di creare una connessione con il proprio pubblico. I primi YouTubers facevano i video nella propria stanza, parlando di fronte ad una webcam. Anche oggi, nonostante le evoluzioni tecnologiche, cercano di mantenere questo importante senso di intimità che li avvicina maggiormente a chi li segue.

Essere se stessi conta, ma non basta!

Per essere vicini al pubblico, è necessario essere genuini. Saper rimanere se stessi è la chiave per avvicinare sempre più persone. Ovviamente la semplicità deve abbinarsi ad una grande dose di creatività, inventiva e fantasia. Vi sono oggi talmente tante scelte su YouTube che non sarà facile affermarsi senza avere qualche cosa di nuovo da dire. O, almeno, nuovi modi per dire le cose.

Uno YouTuber deve rimanere al passo con i tempi. È importante caricare sempre nuovi contenuti e, soprattutto, caricare contenuti di valore. Mantenere un dialogo costante con i propri followers è fondamentale; le loro aspettative non devono essere deluse. Ci vogliono quindi inventiva, curiosità e una continua voglia di mettersi in gioco.

Tutto dovrebbe partire da una passione autentica. Per arrivare al cuore e alla testa del pubblico è importante, prima di tutto, saperci mettere il proprio cuore e la propria testa.

Il successo si lega però anche alla professionalità. La qualità dei video e della loro post-produzione non sono sicuramente fattori da sottovalutare. Le star del web studiano i loro video prima di girarli e montarli, si preparano scalette, schemi, punti da seguire. Non basta quindi avere qualcosa da dire, ma è necessario trovare il giusto modo per dirlo e comunicarlo al proprio pubblico, arrivando a coinvolgerlo completamente e spingendolo a legarsi sempre di più al canale.

Da un hobby ad un lavoro a tempo pieno: fare lo YouTuber paga?

Lo svedese Felix Kjellberg, meglio conosciuto come PewDiePie, conta quasi 60 milioni di iscritti sul suo canale YouTube ed ha guadagnato, ad oggi, più di 15 milioni di dollari. Quindi , fare lo YouTuber paga. Ma non sempre e, soprattutto, non sempre così tanto. Lui è infatti il più famoso al mondo ed ha lavorato con passione dal 2010, creando video basati sui suoi commenti e reazioni a videogiochi a cui gioca.

Come può un hobby come questo diventare un vero lavoro? Si parla di programmi di partnership. Diventando partner di YouTube, la piattaforma si presenta come una vera e propria fonte di guadagno: chi ottiene grandi numeri di visualizzazioni caricando contenuti originali ha la possibilità di guadagnare denaro attraverso le inserzioni pubblicitarie. Per essere accettati nel programma, occorre quindi avere un discreto numero di views, caricare tanti video sul canale ed evitare di compiere infrazioni relative al copyright o al regolamento interno di YouTube stesso.

Da un video possono poi nascere collaborazioni esterne che incrementano la visibilità della persona e portano altre fonti di guadagno. La visibilità aumenta anche grazie ad un uso attento dei social network, i quali si dimostrano indispensabili per pubblicizzare il proprio lavoro.

È quindi YouTube il futuro di chi aspira al successo?

Più che di futuro, possiamo già parlare di presente. Chi vuole farsi conoscere e mettere in mostra la propria abilità, conoscenza e creatività si rivolge ormai principalmente al pubblico di YouTube.

Gli YouTubers sono i nuovi idoli dei giovani. Solitamente sconosciuti agli adulti, si avvicinano al mondo dei millennials che, fondamentalmente, è il mondo di cui anche loro fanno parte. E, si sa, è questo il mondo del futuro.

Perché inserire Instagram in una strategia di Web Marketing? Come gestire al meglio un account Instagram e far aumentare i follower della tua pagina aziendale

Chi ama scattare foto non può fare a meno di Instagram. Uno dei social network più utilizzati al momento e, sicuramente, quello perfetto per condividere le proprie immagini in rete.

Nato nel 2010, è stato acquistato da Facebook nel 2012. È oggi il terzo social più usato (dopo Facebook e YouTube) e conta più di 700 milioni di utenti attivi mensilmente. Negli anni è cresciuto e si è evoluto, aggiornandosi per diventare sempre più performante.

Principalmente viene utilizzato dai più giovani: l’età prevalente varia dai 19 ai 24 anni. Gli utenti scattano e caricano le proprie foto, applicando filtri, aggiungendo hashtag e descrizioni e condividendo in questo modo le loro esperienze giornaliere. Instagram è stato infatti ideato per condividere il momento, proprio come indica il nome stesso.

Ma non si tratta più di comunicare in rete solo ciò che ci sta accadendo o le esperienze che stiamo vivendo.

Instagram può diventare infatti anche un componente essenziale all’interno di una buona strategia di Web Marketing. Come ogni altro social, anche questo si dimostra utile ed efficace se utilizzato in modo astuto, pratico e corretto.

Ogni tipo di azienda può trovare in Instagram uno strumento per aumentare il proprio pubblico e, di conseguenza, le proprie entrate. L’engagement su Instagram è infatti nettamente più alto rispetto a Facebook o Twitter. Questo significa quindi che il coinvolgimento e le interazioni sono maggiori. Gli utenti di Instagram sono molto più propensi a mettere like, commentare e condividere i contenuti dei brand rispetto a ciò che accade sugli altri social. Fattore essenziale per la vostra strategia.

Perché un’azienda dovrebbe scegliere di essere presente su Instagram?

Instagram è estremamente efficace per quanto riguarda la comunicazione visiva. E si sa, alle persone arriva prima un certo tipo di contenuto se presentato con un’immagine piuttosto che con un testo. Le immagini sono dirette e più coinvolgenti e, spesso, riescono ad esprimere meglio ciò che si vuole cercare di comunicare.

L’azienda ottiene sicuramente maggiore visibilità, in quanto, come già detto, sempre più utenti fanno uso abituale di questo social network. La sfida sta nel saper comunicare in modo efficace con le immagini; essere in grado di arrivare al consumatore e di spingerlo a seguire il proprio profilo non è immediato, ma è il frutto di un’importante e studiata strategia, diversa per ogni azienda.

Si instaura, più di quanto possa accadere sugli altri social, un rapporto diretto con i consumatori. Oltre a seguire ed apprezzare le immagini pubblicate dall’azienda, gli utenti spesso pubblicano a loro volta foto che vanno a pubblicizzare i prodotti dell’azienda stessa. Questo perché chi è iscritto su Instagram ama condividere la propria quotidianità e rendere i propri seguaci partecipi di tutto ciò che lo riguarda. Un buon prodotto o un buon servizio possono quindi trovare su questo social un alto grado di promozione pubblicitaria da parte dei clienti stessi.

Ci sono strategie per gestire al meglio la pagina aziendale?

Sicuramente , ma non tutte valide o adatte per ogni tipo di azienda. Gli utenti devono essere stimolati in base ai servizi e ai prodotti che vengono loro offerti.

Ciò che sta alla base di una buona strategia è un buon piano editoriale. Programmare i post e i loro contenuti diventa fondamentale per poter gestire al meglio la propria pagina e per riuscire a monitorare gli sviluppi e la risposta degli utenti.

Il piano editoriale permette anche di coordinare correttamente la pubblicazione dei contenuti. Per sfruttare al meglio questo strumento, un’azienda non può certamente pubblicare le proprie immagini in modo incostante o casuale. La qualità può anche essere altissima, ma non basta. È importante guardare ai volumi: se l’obiettivo è raggiungere un elevato numero di follower, è importante postare con continuità e regolarità.

L’hashtag è il vostro nuovo migliore amico

Gli hashtag sono una componente essenziale se lo scopo è quello di arrivare al maggior numero di utenti possibile. Sono infatti strumenti di ricerca che gli utenti usano per trovare i topic di maggiore interesse. Inserirli nella descrizione del proprio post permette di essere trovati da chi ancora non segue la pagina. Danno visibilità e incrementano il numero di interazioni, aiutando quindi anche l’azienda ad aumentare i follower.

Per poter scegliere quelli più adatti, è necessario concentrarsi sia sulla loro popolarità che sulla loro rilevanza e attinenza al brand o prodotto da pubblicizzare.

Se un’azienda si occupa di cosmesi, non potrà certo inserire tra i propri hashtag #cat, #kitty o #loveanimals. Sono sicuramente parole molto cliccate, ma non hanno niente a che fare con il brand di riferimento.

Più follower per tutti

Piacere a tutti è impossibile. Sia nella vita, che sui social. Come fare allora per tentare di raggiungere il maggior numero di utenti possibile?

Aumentare i propri follower non è immediato. È importante definire con chiarezza e precisione il proprio target di riferimento. A chi sono destinati principalmente i valori o i prodotti promossi dall’azienda? Una volta stabilito questo, sarà opportuno muoversi di conseguenza e adattare le proprie pubblicazioni e i propri contenuti al pubblico che ne usufruirà.

Contenuti coerenti con grafiche riconoscibili. Gli utenti devono poter individuare subito il prodotto, ma devono anche riuscire ad apprezzare il valore estetico delle immagini.

Fondamentale è l’interazione con i follower. Non essere passivi, ma attivi. Gli utenti di Instagram, come già detto, sono molto più attivi rispetto a quelli degli altri social network. Le aziende devono riuscire a fare lo stesso.

Non è assolutamente banale rispondere ai commenti o mostrare di apprezzare ciò che i follower pensano a proposito dell’azienda e dei suoi prodotti. È importante il legame con gli utenti, i quali possono diventare futuri clienti.

Si possono organizzare contest o possono essere proposti hashtag inediti da far utilizzare ai propri follower. In questo modo la visibilità aumenta e gli utenti si sentono partecipi e spinti a rimanere legati alla pagina e all’azienda stessa.

La comunicazione è tutto. Insieme alla chiarezza, alla creatività e ad una buona organizzazione, è la chiave per dare ad Instagram una grande possibilità nel mondo del Web Marketing.