La pubblicità su Facebook funziona?

Per numeri di utenti e diffusione è certamente il primo dei social network. Parliamo naturalmente di Facebook. E non c’è dubbio che si tratti ormai di un ottimo alleato nella strategia di digital marketing anche per le aziende di piccole le dimensioni.

Facebook permette di entrare in contatto con parte del proprio pubblico abituale, e intercettare nuovi potenziali clienti.

Le possibilità offerte dalla piattaforma in ambito pubblicitario si suddividono sostanzialmente in tre macrocategorie:

  • promozione della pagina, per aumentare l’audience della pagina;
  • promozione dei contenuti, per aumentare la visibilità dei singoli post;
  • promozione di risorse esterne alla piattaforma, per portare traffico “fuori” da Facebook o di form per generare nuovi contatti.

L’algoritmo di Facebook rappresenta un ostacolo spesso difficile da superare per la nostra pagina. Raccontare la propria azienda e i propri prodotti su Facebook non è facile. Essenzialmente – per non farla molto lunga – solo una piccola percentuale dei nostri fan (intorno al 10-20%) veda comparire i contenuti di una pagina nel proprio news feed.
Si capisce subito che fatica occorra fare per far visualizzare i nostri contenuti a un numero discreto di fan. Accumulare una fanbase sufficientemente numerosa è quindi uno dei primi obiettivi alla base della nostra strategia.
Usando le Storie Sponsorizzate – che non sono altro che inserzioni create con lo scopo di far crescere la fanbase di una pagina – riusciremo a incentivare il Like (e non solo) mediante una leva “sociale”: mostrano infatti ad un utente che un proprio amico è già fan di un determinato brand, invitando a fare lo stesso.

Facebook non è una piattaforma di  e-commerce. Gli utenti – nonostante tutto quello che vi è stato detto da commerciali e web agency – non vanno su Facebook per acquistare prodotti. L’obiettivo primario degli utenti su Facebook è conversare.  La conseguenza di questo fatto è che su Facebook è necessario un approccio informale.

Post Sponsorizzati

L’aspetto più importante di ogni buona fan page, i nostri contenuti avranno il compito di raccontare il prodotto/servizio che vogliamo promuovere.
Utilizzeremo i Promoted Post: una volta raggiunti i 400 fan (ma a volta anche meno), vedremo comparire l’opzione “Promuovi” sotto ad ogni aggiornamento pubblicato e non più vecchio di 3 giorni. Attivando la funzionalità, potremo decidere quante visualizzazioni “comprare” per il nostro post, e pagare di conseguenza (circa 4€ ogni 2mila fan – e amici dei fan – raggiunti). In questo modo forzeremo l’algoritmo di Facebook permettendo al nostro aggiornamento di essere visualizzato da una percentuale significativamente maggiore di fan rispetto al normale.
Ovviamente, vi consigliamo di evitare in assoluto il Fai da te. Per sfruttare al meglio questa opportunità, bisognerà scegliere con accuratezza il contenuto da promuovere: un’immagine incisiva, con una buona frase (uno sconto, un invito ad approfondire, una call to action), e una ottima parte testuale lunga anche solo un paio di righe. E’ possibile naturalmente inserire un link a una pagina fuori da Facebook dedicata al prodotto/servizio in questione.

Quali KPI usare per Facebook?

Il sentiment senz’altro (numero di citazioni positive sul totale delle citazioni), la resolution rate (risoluzione di problematiche / domande fatte sul sociale anziché per altro canale) e la Share of Voice (menzioni brand/menzioni totali).

Più segmentate, più ottenete: Facebook è più performante e a basso costo – rispetto a Google Adwords (in alcuni settori) – perché avete la possibilità di segmentare le campagne pubblicitarie. Più i vostri utenti sono profilati, più il vostro budget sarà ben speso.

Il B2B. La possibilità di targetizzare per “attività” o per “Utenti che lavorano in una specifica azienda” ha dato la possibilità di pianificare campagne specifiche indirizzate ad un pubblico business.

Quindi la pubblicità su Facebook funziona?

Naturalmente la risposta può essere una sola: dipende. Obiettivi, risorse, timing e target del vostro progetto sono variabili fondamentali per la buona riuscita o meno di una campagna su Facebook. Così come l’execution. L’improvvisazione, la scarsa profilazione ed il timing errato possono trasformare Facebook in un enorme buco nero dove vedrete cadere un’ingente quantità di denaro. Perso per sempre.

7 step per progettare il restyling del tuo sito web

Vuoi fare un restyling al tuo sito? Vuoi rinnovare la tua presenza sul web.?Ottimo. Non c’è nulla di meglio. A patto che tu sappia che un’operazione di restyling può essere un grande successo o un flop totale!

Potrebbe anche essere un impegno lungo e noioso, e questo è il motivo per cui non dovresti intraprendere alcuna iniziativa in tal senso senza avere ben chiaro all’inizio vision e problemi da risolvere. Più chiare saranno le idee all’inizio, meglio affronterai – con partner e fornitori – il restyling del sito web aziendale, rendendo l’intero processo più agevole e rapido.

Ecco perché la guida che pubblichiamo qui nel nostro sito potrebbe essere utile a molti, magari solo per chiarire meglio le idee e organizzare in ogni dettaglio il flusso di lavoro.

Quando parliamo di restyling, possiamo individuare sette step: strategia, pianificazione, design, realizzazione, ottimizzazione, lancio e analisi. Tutti e 7 gli step indicati sono importanti, ma nessuno è più importanti del primo di questi: è infatti in questa prima fase – a monte dell’intero progetto web – che mettiamo le basi per un restyling di successo.

Step 1: Analizza le Metriche Attuali

Prima di pianificare il restyling, prendi nota delle performance principali del sito. Inizia con l’analisi dell’esistente. Sarà un’utile documento storico su cui basare anche le scelte future:

  • Numero di visite/visitatori/visitatori unici (media mensile)
  • Bounce rate (media mensile)
  • Tempo di permanenza nel sito (media mensile)
  • Top Keywords (in termini di rank, traffico, e generazione di contatti/lead)
  • Numero di inbound link
  • Numero totale di nuovi contatti (per mese)
  • Numero totale di vendite generate (per mese, per esempio nel caso di e-commerce)
  • Numero totale di pagine indicizzate
  • Numero totale di pagine che ricevono traffico

Monitorare tutti questi dati (e molti altri) è molto semplice. Se già non lo fate, sarà sufficiente inserire nelle pagine del sito un codice di tracciamento (per esempio, Google Analytics, strumento completo e gratuito) per cominciare a ricevere decine e decine di informazioni utilissime.

Step 2: Determina gli obiettivi del restyling

Insomma, prima di ogni altra cosa devi avere ben chiare in mente le motivazioni che ti hanno spinto a pensare un restyling. Quali sono le ragioni per cui vuoi mettere mano realmente al sito web aziendale?

Molte risposte in questi casi sono davvero illuminanti: “il mio competitor ha appena fatto un restyling” oppure “è da un po’ che non aggiorniamo il sito“. Queste ragioni – o altre simili – non sono abbastanza buone.

Ricorda: il restyling di un sito non è legato all’aspetto estetico (o almeno non solo), piuttosto al come lavora. Quindi comunica gli obiettivi a tutto il team, ai designer o all’ agenzia che esegue il lavoro. Considera alcuni di questi obiettivi (metriche) per il sito web e sulla base di questi chiedi azioni concrete:

  • Incremento del numero di visite/visitatori
  • Riduzione del bounce rate
  • Incremento del tempo di permanenza nel sito
  • Aumento dell’autorevolezza del dominio
  • Incremento del numero di nuovi lead/contatti
  • Incremento del totale delle vendite generate
  • Migliorare l’attuale SEO ranking per le keyword più importanti

Molte di queste metriche sono legate alle altre. Per esempio, per generare più conversioni, avete bisogno senz’altro di aumentare il traffico, diminuendo magari il bounce rate.

Step 3: Definisci il brand

Hai un’idea chiara e cristallina della unique value proposition? Hai reso questa in maniera forte in ogni pagina, paragrafo, parola o immagine del sito?

Ogni nuovo visitatore deve immediatamente capire quello che fai, come o fai e perché dovrebbe scegliere la tua azienda e non a un competitor.

Nella fase di sviluppo dei messaggi aziendali, usaun linguaggio chiaro e conciso. Abbandona l’aziendalese, o altri linguaggi artificiali e densi di vocabili privi di senso. Essere un’azienda leader del vostro settore, giovane e dinamica non serve più. O quantomeno non vi farà distinguere dalle migliaia di aziende leader, giovani e dinamiche sparse per il mondo.

Step 4: Individua i buyer

Il sito non è solo sulla tua azienda. Quando un utente naviga all’interno del sito si pone costantemente una domanda: “Cosa c’è qui dentro per me? Come possono essermi utili queste informazioni?“. Con il restyling devi rispondere a queste domande, usando il linguaggio dell’utente stesso, organizzando al meglio i contenuti e il design attorno a bisogni ben precisi. Un buyer è la persona che è la manifestazione teorica del cliente ideale.

Esempio: sei il marketing manager di un hotel alla ricerca di nuove occasioni di business.  Puoi identificare 5 differenti tipologie di buyer: un viaggiatore d’affari indipendente, un manager aziendale, un organizzatore di eventi, una famiglia che prepara un viaggio, o una coppia che pianifica il proprio ricevimento di nozze.

Identificare chiaramente i buyer ti da l’occasione di progettare l’intero sito attorno agli interessi degli utenti che per voi hanno più valore.

Step 5: Lavora al posizionamento dei contenuti nei motori di ricerca

Essere trovati online è essenziale per migliorare le metriche del sito. Se nessuno visita il tuo sito, in che modo pensate di aumentare i contatti generati, le vendite o in generale le conversioni? Ecco alcuni consigli da tenere bene a mente in tema di SEO:

Prendi nota delle pagine di valore.

Usa la web analytics per individuare quali pagine ricevono più traffico e link in ingresso, convertono maggiormente e coprono gli argomenti più importanti nel tuo settore. Se stai pianificando lo spostamente di una o più di queste pagine devi essere sicuro di create un corretto redirect 301.

Create una strategia 301.

Restiamo in tema di redirect 301: si tratta di uno strumento fondamentale per limitare – in caso di restyling – i danni e non perdere valore in termini di traffico e link per una data pagina. Crea un documento in cui appunti tutte le pagine che stai modificando, indicando per ciascuna l’URL vecchio e quello nuovo. Questo documento sarà importantissimo per chi dovrà poi implementare le modifiche.

Ricerca delle keyword.

Per ogni pagina del nuovo sito, sceglie una keyword o argomento intorno al quale saranno sviluppati i contenuti della pagina.  Prendi anche in considerazione – quando necessario – l’ipotesi di aggiungere nuovi contenuti o pagine al vostro sito web.

Step 6: Analisi dei competitor

Nonostante non raccomandiamo in nessun caso di controllare in maniera ossessiva i competitor, questa fase può essere davvero molto utile.

Dai un’occhiata ai siti dei competitor, e prendi nota di ciò che ti piace e di ciò che non ti piace. Non significa che devi copiare, ma otterrai senz’altro un risultato finale migliore. Condotta l’analisi, metti tutto insieme in una lista di azioni, indicando le aree da migliorare e tutto quello che puoi realizzare per differenziarti dai concorrenti.

Step 7: P Asset ad alte performance

Il restyling è un ottimo modo per cercare di migliorare le performance del sito, eppure ci sono un innumerevole numero di modi per danneggiare notevolmente gli asset precedenti. Alcuni di questi potrebbero essere:

  • Contenuti più condivisi o visti
  • Pagine ad alto traffico
  • Migliori Keyword e Pagine
  • Numero di link in ingresso per ciascuna pagina

Per esempio, rimuovendo una pagina dal sito web, una pagina che aveva accumulato un notevole numero di link in ingresso, potenzialmente potreste perdere un bel po’ di autorevolezza sulle SERP (lato SEO), il che potrebbe senz’altro rendere la vita difficile nel  lungo percorso della visibilità sui motori di ricerca. Tieni ben presente che molti web designer non considerano questo step semplicemente perché non sono dei marketer o dei seo specialist. Non esitare, quindi, a ricordare al team di non saltare questo step, magari preparando una lista delle pagine critiche del sito che volete mantenere o aggiornare, ma certamente non cancellare!

Consulenza SEO a cosa serve?

La Search Engine Optimization (SEO) è senza dubbio l’attività più importante quando parliamo di web. La SEO è alla base del successo – o al contrario dell’insuccesso – del progetto di promozione online della vostra azienda o marchio.

SEO è l’acronico inglese di ottimizzazione per i motori di ricerca. Attraverso questa attività è possibile ottenere migliori posizionamenti fra i risultati che vengono chiamati organici naturali, per contrapporli ai risultati a pagamento, chiamati anche paid ads, che sono gestiti (e acquistati) tramite campagne SEM o PPC.

SEO e ADV

La componente di SEO non viene misurata da alcuna stima degli investimenti pubblicitari online perché non si tratta di un “budget media” che viene stanziato. Tutto quello che rientra sotto la voce “Search” è quasi esclusivamente rappresentato da Google Adwords perché somma solo gli investimenti in paid search sui canali sponsorizzati.

I motori di ricerca, per loro stessa natura, possono inviare traffico ai siti in modo gratuito e apparentemente “automatico”. Chi progetta e realizza siti deve preoccuparsi di rendere le pagine e i contenuti pubblicati all’interno del vostro sito aziendale comprensibili anche ai software (i cosiddetti “spider”) che i motori inviano per navigarli.

Il traffico proveniente dal posizionamento organico può essere davvero molto alto.

Una ricerca statunitense del 2015 ci dice che circa il 92% dei click degli utenti sono intercettati dai risultati naturali (SEO) a fronte (solo) di un 8% raccolto dai link sponsorizzati (SEM).

Per questo è fondamentale rivolgersi ad esperti nella gestione di progetti di SEO articolati, su piattaforme complesse in grado di gestire la consulenza SEO per l’ottimizzazione complessiva di qualsiasi sito web di qualsiasi dimensione o progetti di eCommerce dei più disparati settori.

Approccio alla SEO

Ogni agenzia ha un suo approccio peculiare alla Search Optimization, principalmente legato alle esperienze che è riuscita a maturare nel tempo e alla filosofia che ha scelto di fare sua.

Condividere con il cliente gli obiettivi di marketing e comunicazione e fornire supporto forte e competente all’IT, interno o esterno che sia, per la corretta implementazione di quanto progettato è un’attività condivisa da tutti i professionisti del settore.

Architettura dell’informazione a scopo SEO

Il punto di partenza: come organizzare le (tante) informazioni presenti in un sito con lo scopo di comunicare – anche a Google – cosa sia realmente importante. Fra tutte le pagine pubblicate in un sito si distinguono informazioni più importanti, parole chiave che meglio identificano le attività, i prodotti/servizi e di conseguenza il desiderio che determinati contenuti vengano raggiunti più facilmente e di frequente. Non è strategico posizionarsi tout court fra i risultati di Google.

Bisogna chiedersi:

Quale pagina viene trovata per una ricerca che mi interessa?
È proprio quella che vorrei mostrare per prima a un nuovo potenziale cliente?

Rispetto dell’etica e dell’ecologia della Rete (e delle policy di Google)

Tutte le soluzioni SEO devono essere pensate e realizzate in accordo con le policy di Google unite a un più generale rispetto dell’etica della comunicazione che si declina anche in Rete con modalità peculiari che è necessario rispettare. Anche l’aspetto ecologico va al di là della metafora: lotta allo spam e alla ridondanza di informazioni inutili e, in generale, riduzione degli sprechi.