Il growth hacker: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

Con lo sviluppo dell’inbound marketing c’è stato un naturale sviluppo di nuove figure professionali. Uno sviluppo eccezionale, eccellente anche per il mercato del lavoro, sebbene qui in Italia certi passi in avanti tendono a faticare per procedere. Mentre all’estero, negli Stati Uniti in particolare, possiamo vedere determinate professioni nel settore web perfettamente integrate e ormai comuni nella cultura del lavoro, qui molte aziende ignorano l’importanza e la necessità dell’aiuto di un’agenzia web e dei suoi protagonisti. Certamente un punto debole per lo stato, ma al tempo stesso un’opportunità preziosa per molte persone, di ogni età, che con passione e intraprendenza si affacciano sul vastissimo panorama del web marketing.

Chi è il growth hacker?

Questa rivoluzione comporta anche la nascita pressoché continua di startup e tipi di business che popolano un mercato sì senza confini, ma facilmente saturabile, dal momento in cui “pensarne sempre una nuova”, per dirla in parole povere, richiede davvero tanta creatività e il continuo rischio che, a fare quella cosa alla fine ci ha già pensato qualcun altro. Ed è proprio quando la situazione diventa critica che il growth hacker entra in gioco. Un growth hacker è un professionista del web che ha una profonda conoscenza delle diverse figure coinvolte in un progetto e delle potenzialità che ciascuna di loro deve esprimere, e concepisce come coordinare e mettere in pratica nuove idee, iniziative e azioni mirate allo sviluppo e alla crescita dell’azienda. Attenzione però a non confondere il growth hacker con una sorta di tuttofare e tappabuchi. È vero che le sue competenze devono abbracciare uno spettro professionale ampio quanto specifico, ma il suo unico scopo, come suggerito dal termine stesso, è la crescita del business.

Sean Ellis e il growth hacking

Un esempio, per capire meglio in pratica questo lavoro ci viene dal colosso del file sharing Dropbox. Quando era all’inizio, la presenza di altre piattaforme di file sharing non facevano che gettare ombra su questo progetto, che col passare dei mesi faticava persino a mantenere il servizio per le poche migliaia di utenti che era riuscito a conquistare. Sean Ellis – colui che ha coniato la definizione di growth hacker, entrò in squadra, ed ebbe alcune idee che si rivelarono un vero punto di svolta. Dropbox avrebbe offerto gratuitamente 500 MB di spazio di archiviazione a tutti coloro che avrebbero fatto accesso al servizio tramite l’invito di un amico già utente, e anche a tutti coloro che sarebbero entrati attraverso i propri profili Facebook e Twitter. È chiaro che fare leva anche sui social si rivelò una bomba a effetto domino, che portò Dropbox ad avere decine di milioni di utenti in pochi mesi.

A Sean Ellis quindi non si deve soltanto la definizione di una professione tanto cruciale e innovativa, ma anche l’esempio concreto di come esercitarla al meglio. Lui ha collaborato con il suo team, ma non ne è stato lo strategist, non è stato lui a coordinarli. Lui ha individuato dei punti di forza (la facilità di condivisione, la gratuità del servizio, la possibilità di sfruttare una crescita a effetto domino) e ha gestito il processo che ha condotto a questa svolta. Il growth hacker è quindi anche un leader, consapevole delle potenzialità di ciascun membro del team, e capace di indicare loro quale direzione prendere. Stimola gli altri a svolgere il proprio lavoro in modo più produttivo e redditizio, e inoltre sa leggere e interpretare una grande e varia quantità di dati, ovvero gli unici elementi che possono descrivere effettivamente l’andamento di un business.

Come si diventa growth hacker e quanto si guadagna?

La formazione di un growth hacker dipende quasi completamente da chi decide di intraprendere questa carriera. D’altro canto lo spirito d’iniziativa e la disciplina sono principi che non possono certo non far parte del carattere di un futuro growth hacker. Negli Stati Uniti questa professione può arrivare a garantire uno stipendio che oscilla tra gli 80 e i 100.000 $ all’anno. Qui in Italia deve ancora radicarsi, un vero e proprio New West del lavoro, pieno di opportunità per un innumerevole varietà di business.

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